Condividi:

di Gianni Bauce (n°1 - Ottobre 2012)

Archivio 2 chiacchiere col ranger >>

buceroQuante volte abbiamo letto questo monito su un cartello in un parco o in una riserva e quante volte non abbiamo resistito alla tentazione di trasgredirlo?

Offrire cibo è il modo più sbrigativo che molti di noi escogitano per cercare di attirare un animale, alcuni per il desiderio di instaurare con esso un rapporto (“farselo amico”), altri semplicemente per scattare una bella foto. 

Ogni guida professionista (e professionale) proibisce categoricamente ai propri clienti di dare da mangiare agli animali selvatici. I partecipanti ad un safari (in auto, a piedi, a cavallo o in barca) devono sempre essere informati di questo divieto e ricordarlo periodicamente è buona norma. Tuttavia, il gettare un biscotto ad una scimmietta appare spesso come un atto così innocente da non sembrare nemmeno un’infrazione al regolamento o un gesto privo di buon senso.

In natura, non esiste specie animale che offra gratuitamente cibo ad un’altra. Quando accade, è soltanto per attirare una preda nella propria trappola e soddisfare in tal modo un bisogno personale (quello del cibo). Quando lanciamo le briciole di pane al bucero di turno, ci comportiamo inconsapevolmente nelle stesso modo, cioè lo attiriamo in una trappola per ottenere un personale beneficio (la gioia di avvicinarlo o di scattare una fotografia). 

Supporre che l’animale a cui offriamo del cibo diventi nostro amico è un peccato di presunzione, perché in tal modo lo antropomorfizziamo, pensando che ragioni come noi (l’uomo moderno offre cibo al prossimo per cortesia e dovere di ospitalità), invece ogni animale ragiona in modo diverso. E’ un po’ come viaggiare in tutto il mondo e pretendere che tutti parlino la nostra lingua.

Il guaio è che l’offrire cibo agli animali non è un comportamento occasionale, ma nei luoghi più frequentati dai turisti diventa un’abitudine alla quale gli animali, per un principio di risparmio energetico, si adattano in fretta (è più facile elemosinare che guadagnarselo).

Così, l’offerta di cibo spesso porta all’alterazione della naturale dieta degli animali, con effetti disastrosi sulla loro salute. In altri casi, invece, provoca un aumento dell’aggressività. L’animale, infatti, quando apprende che dall’uomo si può ottenere del cibo, non va tanto per il sottile nel reclamarlo.  Tra i casi esemplari possiamo citare i babbuini del campo di Third Bridge, nella riserva di Moremi in Botswana, divenuti così aggressivi nei confronti dei turisti da compiere vere e proprie rapine e seminare il terrore tra i campeggiatori. Non meno noti sono gli elefanti delle Mana Pools, che hanno imparato ad “aprire” (a modo loro) i veicoli per appropriarsi degli agrumi e per questo è stata proibita l’introduzione di frutta all’interno del parco.

La conseguenza più negativa di tutto ciò è che le autorità di parchi e riserve, per tutelare i visitatori, sono infine costrette ad abbattere gli animali divenuti aggressivi.

La nostra presenza nelle aree selvagge è già di per sé un’intrusione, cerchiamo almeno di renderla il meno perturbante possibile. Perciò, la prossima volta che ci verrà voglia di lanciare un tozzo di pane ad un cercopiteco, pensiamo che nel NON FARLO gli dimostreremo la nostra vera amicizia e il nostro rispetto.

 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (professional field guide FGASA 8061)

Condividi:

di Gianni Bauce (Appunto n°1 - Ottobre 2012)

Archivio degli Appunti di viaggio >>

lagoa poelelaCirca trecentocinquanta chilometri a nord di Maputo, in Mozambico, lungo l’arteria asfaltata EN1, prima di giungere ad Inhambane, una pista sabbiosa si inoltra tra le foreste di banani e palme da cocco, scivolando tra dune e piccoli rio verso l’Oceano Indiano e Ponta da Zavora.
A metà del percorso, sul ciglio destro della strada, appena superata l’ennesima altissima duna di sabbia, un piccolo cartello seminascosto dalla vegetazione segnala una pista quasi invisibile che scende verso sud. E’ stretta, la sabbia è profonda tanto da consentire il transito soltanto ad un veicolo fuoristrada e la vegetazione talvolta si abbassa così tanto da sfiorare il tetto dell’automezzo. E’ una pista per molti, ma non per tutti, come il luogo a cui conduce. Discreta, quasi scontrosa, sembra invitare soltanto i viaggiatori abbastanza curiosi da non curarsi del disagio o coloro che sanno esattamente dove porta quella strada.
Sul cartello c’è scritto “Lagoa Poelela”.
Una spiaggia candida accarezzata dall’acqua salata e dalla vegetazione rigogliosa, tra la quale uccelli d’ogni specie compongono armoniose melodie e un orizzonte sul quale il sole si adagia in tramonti infuocati (cosa piuttosto insolita in Mozambico, perché l’intera costa volge a levante).
A ridosso della spiaggia una serie di casitas, ampie e finemente arredate, affacciate direttamente sulla laguna ospitano i viaggiatori che hanno preferito l’intimità della natura alla mondanità delle più rinomate località balneari sulla costa.
Qui, tra il gracidare di una ghiandaia marina, lo squittire di un martin pescatore e il veleggiare di un airone, Laura e Nunzio accolgono il viaggiatore a casa loro, con la serena cordialità di chi ha scelto di vivere in armonia con l’oceano e la terra d’Africa.

Condividi:

di Gianni Bauce (Quaderno n°7 - Ottobre 2012)

Archivio Quaderni della natura>>

Olive wipe snakeIn natura esistono centinaia di specie animali che utilizzano sostanze tossiche come arma di offesa e difesa: anfibi, rettili, insetti, aracnidi, pesci, ma quando si parla di creature velenose, il più evocativo tra tutti è sempre e soltanto il serpente.
I serpenti sono rettili appartenenti all’ordine degli Squamata e al sottordine dei Serpentes, la cui caratteristica più evidente è l’assenza di arti. Tra tutte le creature velenose del pianeta non sono né i più letali, né i più pericolosi, eppure dai tempi biblici di Adamo ed Eva fino alla moderna Hollywood di Spielberg, passando per l’Egitto di Cleopatra, il serpente è sempre stato il sinistro protagonista portatore di insidia e di morte.
In Africa australe sono presenti 143 specie di serpenti, delle quali soltanto 37 possiedono zanne e veleno tale da causare sintomi clinici. Tra queste, solo 11 sono velenose per l’uomo. Sono animali schivi, difficili da incontrare, eppure continuano ad essere in cima alla classifica delle creature che più ci terrorizzano e contemporaneamente ci affascinano.

(A sinistra: Mamba nero (Dendroaspis polylepis). A destra: una coppia di Boomslang (Dispholidus typus)) mamba and twin boomslangNel corso dell’evoluzione, alcuni di questi rettili hanno sviluppato ghiandole capaci di produrre veleno e zanne adatte ad inocularlo, per riuscire ad immobilizzare, uccidere, quindi inghiottire le loro prede. Questa stessa micidiale attrezzatura è utilizzata anche per difendersi dagli aggressori o dissuaderli efficacemente.
Delle quattro famiglie presenti in Africa, soltanto tre (Colubridi, Elapidi e Viperidi) possiedono zanne velenifere. La quarta, quella del Boidi, è costituita dai costrittori, rappresentata in Africa dal pitone delle rocce (Python sebae natalensis). Questi serpenti non possiedono zanne e ghiandole velenifere e la loro dentatura, corta ed affilata, è adattata ad afferrare la preda durante l’attacco fulmineo. In seguito, il rettile si avvolge in spire attorno alla vittima, serrando progressivamente la morsa. Questa micidiale stretta determina nella preda la costrizione dei vasi sanguigni e il conseguente arresto cardiaco, oppure semplicemente la morte per soffocamento.

(Da destra a sinistra: zanne velenifere negli elapidi, viperidi e colubridi)Families fangsCiascuna delle altre famiglie, invece, ha sviluppato differenti veleni e metodi di inoculazione.
Nei Viperidi le zanne velenifere sono retrattili e collocate frontalmente sulla mascella superiore. Il veleno prodotto è composto da cocktail prevalentemente citotossico che agisce sui tessuti della vittima provocando necrosi e distruzione dei vasi sanguigni. Agisce lentamente, provocando forte dolore e nell’uomo, spesso la morte avviene per l’insorgere di infezioni secondarie. A questa famiglia appartengono, tra gli altri, la vipera soffiante (Bitis arietans arietans), la night adder (Causus rhombeatus) e la vipera del Gabon (Bitis gabonica).
Nella famiglia degli Elapidi le zanne velenifere sono fisse e collocate frontalmente nella mascella superiore. Il veleno è un cocktail prevalentemente neurotossico che agisce sul sistema nervoso causando paralisi progressiva e conseguente blocco cardiorespiratorio. Questo tipo di veleno provoca poco dolore, ma è rapido e spesso letale. Agli Elapidi appartengono i cobra (genere Naja), il mamba nero (Dendroaspis polylepis) e il mamba verde (Dendroaspis angusticeps).

(Vipera del Gabon (Bitis gabonica))gabon adderI Colubridi sono in genere serpenti arboricoli le cui zanne velenifere sono fisse e collocate posteriormente sulla mascella superiore, in grado di inoculare veleno emotossico che agisce sul sangue provocando emorragie diffuse. A causa della posizione arretrata delle zanne, quando infliggono il loro morso, questi serpenti sembrano “masticare” la preda per il tempo occorrente ad inoculare il veleno. Il boomslang (Dispholidus typus typus) e il twig snake (Thelotornis capensis) sono i membri più conosciuti di questa famiglia.
All’interno di ciascuna famiglia esistono tuttavia delle interessanti eccezioni, per le quali alcune specie hanno seguito un percorso evolutivo differente. Nel caso della vipera del Berg (Bitis atropos), per esempio, il veleno prodotto è prevalentemente neurotossico, nonostante il serpente appartenga ai Viperidi. Ciò è probabilmente il risultato di un adattamento ambientale di questo serpente che, vivendo sulle pareti rocciose delle montagne, si è trovato a fare i conti con la lentezza d’azione del veleno citotossico il quale consentiva alle prede colpite di allontanarsi quel tanto da risultare non più raggiungibili o, morendo, precipitare negli strapiombi. Il veleno neurotossico, ad azione più rapida, risulta invece più efficace in questo tipo di ambiente.

(A sinistra: Cobra comune meridionale (Naja annulifera). A destra: il getto di veleno di un Cobra del Mozambico (Naja mossambica))snouted cobra and mfeziTra i cobra invece, alcune specie hanno modificato il canale velenifero delle proprie zanne per sviluppare un valido sistema di difesa. Il canale che corre all’interno della zanna, invece di sbucare in prossimità della punta piega ad angolo retto verso la parte frontale, poco oltre la metà della zanna, permettendo di spruzzare il veleno frontalmente. Sono questi i cobra detti “sputatori”, capaci di spruzzare il proprio veleno direttamente negli occhi di un eventuale aggressore, accecandolo temporaneamente e guadagnando così preziosi istanti per fuggire. Ma il veleno neurotossico degli Elapidi non avrebbe effetto sui tessuti dell’occhio, così i cobra sputatori hanno trasformato il loro veleno in un cocktail prevalentemente citotossico, capace di aggredire i tessuti e causare estremo dolore.

(Il fascino del letale mamba nero dietro il vetro di una teca)amazed by mamba

Al di là del terrore che questi straordinari animali scatenano in noi, essi sono creature straordinarie che non finiscono mai di stupirci e (forse anche a causa della loro aurea sinistra) di affascinarci più di ogni altro animale.

Condividi:

Kosaru chickenL'Africa può farcela da sola e un gruppo di studenti della Rwandan University lo ha dimostrato praticamente.

Due anni fa, alcuni studenti universitari del villaggio di Byahi, nei distretto Rwandese di Rubavu sul lago Kiwu, hanno iniziato a vendere pulcini al mercato per pagarsi gli studi. La vendita occasionale si è trasformata ben presto in un piccolo commercio di polli, ed oggi anche grazie al lungimirante aiuto dell'amministrazione locale, è diventato la KOSARU (Koperative Sagamba Rusake), un fiorente allevamento avicolo che ha cambiato l'economia nella piccola zona rurale di Byahi, creando posti di lavoro e benessere. Accanto all'allevamento, è in apertura una macelleria che darà un ulteriore impulso all'economia locale.

Grazie ragazzi di Byahi, una bella lezione per molti!

Condividi:

Alla prossima stagione

La temperatura dell'aria aumenta di settimana in settimana e tra poco più di un mese i cumuli inizieranno ad addensarsi all'orizzonte, mentre il tuono rimbomberà sordo in lontananza. La stagione delle piogge è alle porte: con il suo arrivo molte piste non saranno più percorribili, molti greti si riempiranno d'acqua impetuosa rendendone impossibile il guado.

Per noi è giunto il momento di riposare. Abbiamo montato e smontato campi, acceso decine fuochi, percorso migliaia di chilometri e vissuto tante avventure insieme a voi che ci avete accompagnato nei safari o semplicemente seguito sul web. Ognuno di voi è stato un prezioso compagno di viaggio con il quale abbiamo avuto il piacere e il privilegio di condividere esperienze e da ciascuno abbiamo imparato qualcosa anche noi.

Nei ricordi e nel cuore di coloro che hanno viaggiato insieme a noi, l'Africa (ne siamo certi) ha lasciato tracce indelebili. Tracce di emozioni, paure, fatiche, gioie, incontri, odori, suoni, colori che di tanto in tanto riaffioreranno nella mente di ciascuno con l'immutabile violenza dell'Africa, lasciandolo stordito per qualche istante.

Noi, dal canto nostro, ci auguriamo di aver fatto il possibile per mostrarvi quel poco di Africa che il tempo di un safari ci ha concesso e, anche quando il viaggio si è fatto più difficile, di avervi reso più lieve la fatica coccolandovi un po' di più o regalandovi qualche piacevole sorpresa.

Ma le piogge non dureranno a lungo. Appena il tempo di riposarsi e riordinare le idee, poi sarà di nuovo ora di rimettersi in moto e ripartire per un'altra pista, per un altro viaggio.

Vi aspettiamo.

Siamo professionisti

African Path si avvale per i suoi viaggi esclusivamente di guide professioniste, addestrate e registrate presso:

zta logo Zimbabwe Ministry of Tourism FGASA

Iscriviti alla Newsletter

Vorresti fare un viaggio in Africa ma non sei ancora deciso? Ti manderemo i nostri programmi aggiornati e ti faremo venire voglia di riempire lo zaino!