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Sozinho"Così, iniziai a programmare il viaggio. Si trattava di un viaggio diverso, perché mentre per le altre guide avevo scritto di luoghi in cui avevo viaggiato, ora avrei viaggiato in luoghi di cui dovevo scrivere."

E' in uscita ai primi di luglio il nuovo libro di Gianni Bauce, Sozinho, un romanzo di avventure vissute durante il suo lungo viaggio in Mozambico. Viaggio in solitaria, da un capo all'altro del Paese, alla ricerca di luoghi e informazioni necessarie per la realizzazione della guida del paese.

Una lettura interessante e divertente che vi farà compagnia quest'estate!

 

 

 

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joubertPer i prossimi sei mesi al 340 di Madison Ave, New York, sarà visibile la mostra fotografica di Beverly Joubert che insieme al marito Dereck formano la più straordinaria coppia di documentaristi in Africa (e non solo) degli ultimi decenni, con un curriculum di documentari e pubblicazioni che hanno fatto la storia del documentario naturalistico, come il noto “Eternal enemies”, frutto di otto anni di lavoro nell'area di Savute in Botswana. La mostra è composta da otto gigantografie scattate da Beverly.

Contemporaneamente, sempre a New York, Dereck e Beverly presenteranno il loro ultimo lavoro per il National Geographic “The Unlikely Leopard”, il documentario che narra la storia di Dikeledi il leopardo.

Dereck e Beverly Joubert si occupano di felini da più di 25 anni e sono tutt'oggi impegnati in numerose iniziative per fermare il declino di questi splendidi animali. 

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overlandSi avvicina la quarta edizione di Overland Experience, l'evento che si terrà dal 12 al 15 Luglio 2012 a Limone Piemonte (CN) e che radunerà il mondo degli appassionati di viaggi in fuoristrada con escursioni diurne e serali, cene, concerti e conferenze. Novità del 2012 è l'angolo del viaggiatore, nel quale si parlerà di viaggi ed avventure con proiezioni di immagini e filmati. Alla manifestazione parteciperà African Path (sponsor dell'evento) con Gianni Bauce che racconterà i suoi viaggi d'esplorazione in Mozambico presentando il suo nuovo libro "Sozinho", e illustrerà altri due avventurosi viaggi in Zimbabwe e in Botswana.

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E’ una strana sensazione, alla fine di un viaggio, ritornare nel luogo dal quale si è partiti. E’ un misto di euforia e tristezza, di orgoglio per l’impresa compiuta e nostalgia per il giorno in cui si è partiti verso l’ignoto. Mi sento esattamente così mentre entro nel villaggio di Dedza, percorrendo quasi a passo d’uomo la pista sconnessa e piena di voragini scavate dall’acqua che porta alla fabbrica di ceramica.
Lungo la strada un bambino mi saluta agitando la mano, riconoscendo forse la Land Rover e il muhlungu che aveva visto disegnare la montagna di fronte alla fabbrica, molti, molti giorni prima, magari domandandosi quale necessità avesse di fissare sulla carta qualcosa che era lì da sempre a portata di mano e che per sempre sarebbe rimasta.
Vedendo la stessa terra rossa della pista che taglia come una ferita la vegetazione color smeraldo, gli stessi kopje di granito che si stagliano contro il cielo turchese dell’autunno africano, le stesse persone che camminano con i loro impenetrabili volti d’ebano, mi sembra di aver lasciato quel luogo soltanto ieri e mi pare di avvertire ancora quella lieve angoscia che stringe lo stomaco ogni volta che si parte per un viaggio verso luoghi sconosciuti, luoghi che tentiamo invano di immaginare quasi volessimo esorcizzare l’ignoto e che tuttavia si rivelano sempre sorprendentemente diversi da ciò che ci aspettiamo.

Domani sarò a Lilongwe, carico di nostalgia per un viaggio che qui si conclude. Un viaggio iniziato quasi un anno prima, molto più a sud di Dedza.

(Tratto da "Sozinho", ultimo libro di Gianni Bauce in uscita a giugno, Polaris Edizioni)

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di Gianni Bauce (Quaderno n°3 - Giugno 2012)

Archivio Quaderni della natura>>

00 "Durante il regno della regina Numbi (sovrana delle terre che si estendevano lungo i fiumi Sabi e Timbavati), una sfera di luce proveniente dal cielo cadde sulla terra. La regina era vecchia e inferma, ma volle ugualmente vedere la sfera misteriosa e quando vi si avvicinò venne inghiottita dalla sua luce. Quando la sfera luminosa risputò la regina, questa apparve in salute e piena di energie. Essa raccontò di avere incontrato all'interno della palla luminosa creature risplendenti di luce che l'avevano guarita da ogni malanno, Dei o spiriti mandati in terra da qualche divinità. 
La sfera se ne tornò in cielo scomparendo e nel regno della regina accaddero fatti strani: nacquero vitelli con due teste, antilopi bianche e leoni dal manto bianco e dagli occhi verdi.”

Così narra la leggenda e da secoli i leoni bianchi sono considerati messaggeri divini dai Sangoma del Timbavati. Sebbene il primo avvistamento effettuato da un europeo sia avvenuto soltanto nel 1938, già da 400 anni in Africa australe si narrava dell'esistenza del leone bianco.

In barba agli scettici, il ricercatore Chris McBride ritrovò nel 1975 nell'area adiacente il Kruger National Park una cucciolata di leoni nella quale due piccoli erano completamente bianchi. Da allora, nei successivi anni molti altri leoni bianchi vennero avvistati nell'area del Kruger e nel 1979 addirittura ne venne avvistato uno nel parco di Hluhluwe-Umfolozi.

(A sinistra: cucciolata mista. A destra: particolare degli occhi e delle labbra del leone bianco, non presentano il colore rosso tipico dell'albinismo.)02

I leoni bianchi del Timbavati, da sempre rarissimi, non sono da considerarsi una sottospecie del leone africano e non sono neppure casi di albinismo. Contrariamente agli individui albini, infatti, i leoni bianchi non presentano il caratteristico colore rosso negli occhi e nelle labbra, ma hanno occhi verdi/azzurri come gli altri leoni dal manto fulvo. Essi appartengono alla sottospecie di leone, il leone del Kruger (Panthera leo krugeri) che normalmente presenta le stesse caratteristiche di colorazione del manto comuni alla specie Panthera leo. Il mantello bianco è dovuto ad una forma di leucismo, ovvero all'azione di un gene recessivo, il chinchilla, che inibisce la colorazione del pelo. Più semplicemente si tratta di un fenomeno analogo al melanismo che origina la variazione melanica del leopardo e del giaguaro identificata comunemente come “pantera nera”, con la differenza che in questo caso il colore risultante è il bianco. Leoni bianchi si possono ottenere dall'accoppiamento di individui bianchi, ma anche dall'accoppiamento misto o dall'accoppiamento di leoni fulvi in cui sia presente almeno in uno il gene recessivo, come nel caso della cucciolata ritrovata da McBride. In alcuni casi, con l'età il mantello si scurisce divenendo color crema o addirittura fulvo come tutti gli altri leoni.

Sebbene l'inferiorità genetica del leone bianco non sia ancora stata provata scientificamente, si suppone che la colorazione del manto svantaggi l'individuo in quanto risulta più visibile alle prede. In particolare i maschi, che non godono in genere della cooperazione esistente tra le femmine, sembrano destinati a non sopravvivere in natura. Eppure, per secoli queste creature eccezionali hanno cacciato e vissuto insiemi ai loro fratelli fulvi. Certo le osservazioni di McBride sui due cuccioli bianchi da lui ritrovati non sono confortanti; entrambi gli individui hanno sempre incontrato notevoli difficoltà nel cacciare e sopravvivere tanto che McBride decise di catturarli e collocarli in cattività.

Oggi i leoni bianchi si trovano soltanto più negli zoo e in alcune riserve private in Sudafrica, mentre l'ultimo leone bianco del Timbavati in natura fu avvistato nel 1994. La loro rarità ha sempre ingolosito i cacciatori che sono disposti a sborsare cifre astronomiche per un simile trofeo. Così, il sacro leone bianco è divenuto lo sventurato protagonista di un'industria venatoria sciagurata, quella della cosiddetta “caccia preparata”, che consiste nell'abbattimento di un esemplare allevato in cattività e messo a disposizione del cacciatore (se così vogliamo azzardarci a chiamarlo) in un'area recintata. Una sorta di tiro al piattello in cui i leoni bianchi delle riserve rappresentano gli obbiettivi più ambiti. Purtroppo il destino di questa varietà (che alcuni scienziati hanno addirittura candidato a sottospecie) non è roseo e molte associazioni si stanno mobilitando per difenderla, tanto che il Governo Sudafricano ha emanato nel 2008 un decreto che vieta la “caccia preparata”. Peccato che il leone sia escluso da questo provvedimento: il business è ancora troppo potente.

(A sinistra: cuccioli in una riserva sudafricana. A destra: la regalità di un maschio bianco del Timbavati.)01

In prima fila tra le associazioni in difesa del leone bianco si trova la Global White Lion e lo stesso Dottor Ian Player, uno dei massimi esperti del conservazionismo in Sudafrica, affermava che “la reintroduzione in natura dei leoni bianchi è un traguardo fondamentale nella storia della conservazione”.

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