Condividi:

Alla scoperta di un luogo mistico e affascinante dove la natura si mescola con la magia, la religione, la tradizione e la storia, tra pitture rupestri, fauna e la popolazione locale, discendenti di un antico popolo guerriero dalla storia travagliata.

Durata: 15 - 20 gg
Periodo: Aprile - Novembre
Pernottamento: principalmente in tenda con qualche notte in lodge
Spostamenti: in fuoristrada
Target: storia, cultura, antropologia e fauna
Precauzioni sanitarie consigliate: nessuna

Leggi tutto...

Condividi:

Un viaggio lungo il quarto fiume più lungo dell'Africa, lo Zambesi, alla scoperta di una fauna straordinariamente ricca con l'opportunità di incontri “ravvicinati” con i big five, terminando sullo spettacolo unico delle Cascate Vittoria.

Durata: 15 - 20 gg
Periodo: Aprile - Novembre
Pernottamento: principalmente in tenda con qualche notte in lodge
Spostamenti: in fuoristrada
Target: fauna e natura in genere
Precauzioni sanitarie consigliate: profilassi antimalarica

  • A spasso per Harare, capitale africana frizzante e dinamica
  • In fuoristrada verso nord, fino allo Zambesi per navigarlo in canoa, tra coccodrilli elefanti e ippopotami, pernottando sulle sue sponde sabbiose
  • Safari a piedi e in fuoristrada attraverso le Mana Pools, tra leoni ed elefanti, campeggiando lungo il greto dello Zambesi
  • Verso ovest, fino al grande Lago Kariba, sulle tracce del rinoceronte nero
  • Ancora ad ovest, tra gli angusti bastioni del Chizarira per scoprire una terra selvaggia e nascosta
  • Le Cascate Vittoria, dove lo Zambesi si getta in volo per più di 100 metri lungo un fronte di quasi 2 chilometri, per assistere ad uno degli spettacoli più affascinanti della natura

Condividi:

di Gianni Bauce (Quaderno n°1 - Aprile 2012)

Archivio Quaderni della natura>>

ghepardp

In corsa può raggiungere i 110 km/h; da zero a 80 km/h in poco più di due secondi, e a queste velocità può compiere repentini cambi di direzione senza perdere equilibrio, riuscendo a raggiungere le più veloci gazzelle della savana. Il ghepardo (Acinonyx jubatus) è una vera e propria macchina da caccia. Zampe lunghe, affusolate e muscolose, corpo snello, testa piccola per ridurre la resistenza con l’aria, artigli semiretrattili per far presa sul terreno, coda lunga e una colonna vertebrale estremamente flessibile che funge da molla per lo scatto in avanti delle zampe anteriori, tanto da consentirgli di toccare il terreno durante la corsa soltanto per il cinquanta percento del tempo, mentre per il restante è letteralmente sospeso in volo. Il ghepardo sembra progettato dall’evoluzione per essere un cacciatore perfetto, tanto che nell’antica Persia e in India esso veniva usato come animale da caccia alla stregua dei falconi.

Eppure questo felino, un tempo diffuso in Africa e Asia oggi è circoscritto in aree sempre più ristrette.

Da diecimila anni or sono la popolazione di ghepardi è progressivamente diminuita e durante gli ultimi due secoli questo processo è aumentato in modo esponenziale a causa della caccia e della riduzione delle aree selvagge.

Ma come è possibile che un animale in apparenza così perfetto rischi addirittura l’estinzione?

I fattori che contribuiscono alla fragilità del ghepardo sono molteplici. La specializzazione è uno di questi. Specializzazione, in natura, significa evolversi per adattarsi ad una nicchia specifica, divenendo estremamente efficiente nel sopravvivere in quel particolare ambiente. E’ una strategia remunerativa fino a che permangono le condizione per le quali ci si è specializzati, ma quando queste vengono meno l’individuo si ritrova senza risorse. E’ un po’ come un meccanico che si è specializzato esclusivamente su un modello di autovettura. Al principio farà affari d’oro perché il migliore sulla piazza, ma quando il modello uscirà di produzione egli si ritroverà senza lavoro.

(La pianta della zampa con gli artigli semiretrattili)

Il ghepardo, al contrario del cugino leopardo, è un felino molto specializzato: perfetto nella caccia diurna e solitaria di piccole e medie antilopi in aree aperte, si trova invece in difficoltà negli ambienti boscosi, poco adatti alla corsa, e con prede di grossa taglia. Una forte analogia si riscontra nel suo lontano parente preistorico, lo smilodonte o tigre dai denti a sciabola che possedeva canini lunghissimi, utilizzati per trafiggere e uccidere i mastodonti (grossi erbivori del Miocene), nella cui caccia si era specializzato. Quando i cambiamenti climatici portarono all’estinzione del mastodonte, la tigre dai tenti a sciabola non riuscì ad adattarsi alle nuove condizioni e subì lo stesso destino della sua preda.

Per citare un altro esempio di svantaggio che la specializzazione comporta, basti pensare che le radici dei canini del ghepardo sono poco profonde per consentire una maggior ampiezza alle vie aeree, fondamentali nell’apporto di ossigeno durante la corsa. Conseguentemente i canini sono piccoli così come lo è la mandibola a causa delle ridotte dimensioni del cranio. Ciò rende incapace il ghepardo di uccidere rapidamente una preda e di fronteggiare competitori quali iene o leoni.

Infine la sua tecnica di caccia è estremamente dispendiosa in termini di energie e il ghepardo, dopo l’uccisione della preda, necessita di almeno mezz’ora di riposo, durante la quale non si ciba ed è vulnerabile a leoni e iene. Un numero di insuccessi prolungato o la perdita della preda sottrattagli da competitori più forti può avere conseguenze fatali, soprattutto sulle femmine con prole. A questo proposito è importante ricordare quanto dannoso possa essere per la sua sopravvivenza, insistere nei pressi di una femmina di ghepardo durante un safari disturbandone la caccia.

Un altro fattore importante è la fortissima identità genetica che esiste tra i ghepardi, un po’ come se essi fossero tutti parenti tra loro. Questo fenomeno si suppone abbia origine in parte dalla drastica riduzione della popolazione che costrinse questi felini ad accoppiarsi sempre più spesso tra cugini. Inoltre la panmissia (riproduzione libera e casuale con qualsiasi altro individuo) in un ambiente omogeneo, tipica di questa specie, può aver portato ad una certa uniformità genetica tra i ghepardi.

Questa scarsa varietà ha come conseguenza l’impoverimento del patrimonio genetico, che comporta una maggiore vulnerabilità alle malattie e una riduzione della fertilità maschile.

(La somiglianza di un cucciolo di ghepardo con il ratele, un aggressivo mustelide)Ghepardo

Alcuni studiosi affermano che l’impoverimento dei geni determina anche un incremento della mortalità infantile, mentre altri sostengono che essa sia principalmente influenzata dalla presenza di nemici naturali quali leoni e iene. Questi ultimi rappresentano il pericolo maggiore per i cuccioli di ghepardo che vengono uccisi per puro istinto di competizione. Leoni e iene, infatti, pur essendo predatori notturni, non disdegnano la caccia diurna, occupando così la nicchia del ghepardo e divenendo competitori diretti.

A proposito di cuccioli, l’evoluzione ha maturato nei piccoli ghepardi una efficace strategia antipredatoria. Essi presentano una criniera dorsale e un aspetto che li fa assomigliare al tasso del miele (o ratele), un mustelide tenace ed aggressivo, dal quale anche predatori come i leoni preferiscono tenersi alla larga.

Il futuro di questa specie meravigliosa e fragile resta incerto, ma grazie all’impegno dei conservazionisti e di organizzazioni come il Cheetah Conservation Fund, il ghepardo può contare su qualche carta in più per vincere la sua battaglia per la sopravvivenza.

Condividi:

"Per quanto l’Africa porga con una mano solo per togliere con l’altra, vi sono momenti in cui unisce a coppa entrambe le mani e riversa nel grembo di coloro che non si sono scoraggiati di amarla, qualcosa di gran lunga più grande del dare e del togliere.” L.Van Der Post

 

A chi mi domanda perché l’Africa mi abbia catturato in tal modo, non so mai cosa rispondere. Di risposte ce ne sarebbero troppe e nessuna in particolare. Certo è che coloro che in Africa hanno vissuto, questa domanda non la pongono mai. Essi conoscono perfettamente la cascata di emozioni che attraverso ogni senso l’Africa suscita in noi: odori, luci, suoni; terra, acqua, sole, vita che pulsa. Ho viaggiato e vissuto in ogni luogo descritto in questo sito, conoscendolo nell’intimo, tanto da poterne trasmettere la magia a coloro che viaggiano con me. Ogni luogo è diverso dagli altri e anche ritornando nello stesso luogo, questo appare sempre differente.

La vita animale, da quella più evidente a quella più minuta e nascosta, ci insegna qualcosa ogni giorno meravigliandoci con la sua straordinaria perfezione.

Qui, siamo tutti piccoli. Qui possiamo solo camminare in punta di piedi e imparare.

Condividi:

L’Africa è ancora in buona parte un luogo selvaggio, dove la natura non adopera mezze misure: tutto è violento, forte. Di giorno, la luce è accecante; la notte, le tenebre sono impenetrabili. Nel Kalahari, durante il giorno la temperatura sfiora i 40°C; la notte può anche scendere sotto lo zero. Un cucciolo di antilope gioca spensierato tra l’erba, apprendendo i primi rudimenti della vita; un attimo dopo è il pasto di una leonessa. Viaggiare con noi significa entrare nel cuore di questo mondo selvaggio dai forti contrasti per assaporarne l’essenza più pura. Il fuoristrada permette di raggiungere zone remote, accessibile attraverso piste impegnative impraticabili da altri mezzi e la tenda, che sia sotto un baobab, in riva ad un fiume o nel mezzo di un deserto è una protezione sicura ma discreta, che consente un costante contatto con la natura esterna, anche durante la notte. Cucinare sul fuoco e scaldarsi con le fiamme, raccontando storie e avventure sarà il premio per una giornata di emozioni. E la notte, nella tenda, ogni rumore, ogni passo furtivo, ogni richiamo ci farà sentire nelle viscere più profonde della boscaglia, risvegliando (perché no?) le nostre paure ancestrali. Quando il leone sfiorerà il telo e ruggirà a pochi passi di distanza, allora potremo dire di aver incontrato l’Africa.

Siamo professionisti

African Path si avvale per i suoi viaggi esclusivamente di guide professioniste, addestrate e registrate presso:

zta logo Zimbabwe Ministry of Tourism FGASA

Iscriviti alla Newsletter

Vorresti fare un viaggio in Africa ma non sei ancora deciso? Ti manderemo i nostri programmi aggiornati e ti faremo venire voglia di riempire lo zaino!