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Unico felino sociale, maestoso, forte e affascinante, il leone (Panthera leo) è senza ombra di dubbio l'emblema dell'Africa e fin dalle epoche più remote l'uomo l'ha eletto a simbolo di forza, coraggio e fierezza. Ma negli ultimi decenni, sia l'uomo che l'Africa paiono essersi dimenticati di questi tributi condannando la popolazione di questo splendido felino ad un drammatico ed inesorabile crollo.

Un tempo diffuso in tutta l'Africa, dal sud del Sahara fino al Capo di Buona Speranza (escluso soltanto dalle dense foreste pluviali centrali), oggi il leone è segregato in poche aree di conservazione, in continua lotta contro la restrizione del proprio habitat, ridottosi di quasi l'80%.

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Predatore opportunista, il coccodrillo adulto integra la sua dieta principalmente costituita da pesci gatto, con altri rettili (anche piccoli coccodrilli), uccelli o anche mammiferi di grandi dimensioni come lontre, facoceri, antilopi o addirittura zebre, che vengono afferrate, trascinate in acque profonde e annegate. Non disdegna però nemmeno le carogne, ripulite delle parti in putrefazione dalla corrente dei fiumi o dai pesci.

La dentatura è costituita da una sessantina di grossi denti appuntiti, interbloccanti e visibili dall’esterno, inadatti a masticare, ma molto efficaci per mantenere la presa. I muscoli della mascella invece, sono potentissimi ed al coccodrillo spetta il record di pressione mascellare specifica. La forza di serraggio della mascella di un individuo adulto di grandi dimensioni può raggiungere infatti i 3000 kg (circa dieci volte superiore a quella dello squalo bianco!).

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Il fiume scorre placido nel fondovalle, mentre il sole del pomeriggio arroventa l’aria. Là dove la foresta degrada dolcemente verso il margine, due grossi erbivori pascolano brucando l’erba dura e gialla dell’inverno. Sono apparentemente rilassati. Non sano che ogni loro movimento è seguito dai freddi occhi di un predatore.

Uno degli erbivori solleva il collo, scruta la prateria, poi la sete lo vince e scende al fiume. Indugia sospettoso, ma infine il collo si abbassa e la bocca scende verso l’acqua.

È quello che il predatore aspettava da tempo. La pupilla di rettile, sottile e allungata, non perde un attimo di vista la preda. Le sue zampe artigliano la sabbia, poi il predatore muove qualche passo; l’enorme e possente coda irta di scaglie da drago striscia sinuosa lasciando sulla sabbia una lunga traccia sinistra. Senza quasi emettere rumore, il rettile scivola in acqua: prima il muso con le fauci armate di mostruosi denti aguzzi, poi il corpo con la grossa corazza squamosa e infine anche la lunga coda scompare sotto il pelo dell’acqua scura. Soltanto una lieve scia a forma di freccia increspa la superficie del fiume. Una freccia che punta diritta verso l’ignaro erbivoro all’abbeverata.

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Il serpente e lo scoiattolo vivevano insieme nella stessa foresta. Un giorno, il serpente cadde in una buca profonda, dalla quale non riuscì più ad uscire: se qualcuno non fosse giunto in suo soccorso, sarebbe sicuramente morto di fame e di sete.

Di lì a poco, nei pressi della buca passò lo scoiattolo e quando il serpente lo vide, fischio forte per richiamare la sua attenzione. Lo scoiattolo si affacciò e vide il serpente che lo implorava: -"Ti prego, aiutami ad uscire di qui o morirò!"-

Lo scoiattolo, però, non fidandosi del serpente, rifiutò. Il serpente dovette implorarlo a lungo e con insistenza, promettendo di non fargli alcun male, per convincere lo scoiattolo a liberarlo, ma alla fine questi lo aiutò ad uscire dalla buca.

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Questa è una storia singolare, che giunge dal profondo dell'Africa, dove gli animali vagano ancora liberi nelle praterie punteggiate di alberi di msasa. E' una storia strana, al limite dell'incredibile, ma è una storia vera.

È la storia di Nzou, l'elefantessa, che venne chiamata così per ricordarle che era un elefante (Nzou in KiShona significa “elefante”), ma senza successo. Lei, infatti, voleva essere un bufalo.

Nzou aveva perso la madre e si era separata dal branco perché, nonostante le dimensioni, la proboscide, le zanne e le grandi orecchie, lei si sentiva un bufalo. Lo desiderava così tanto che iniziò a vagare per la boscaglia in cerca di una mandria di questi neri ruminanti a cui unirsi per iniziare una nuova vita con loro.

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