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di Gianni Bauce (n° 6 - giugno 2013)

Nelle ultime due settimane, sul web ha tenuto banco la deplorevole bravata di B.M., che ha provato al mondo intero la sua audacia scendendo dal fuoristrada nel bel mezzo di un'area protetta e mettendo in fuga un elefante che pascolava tranquillamente nel bel mezzo della prateria. Certo, la performance di B.M. ha fatto scalpore perché il giovane ha messo in fuga un pachiderma di quattro tonnellate soltanto con la sua aggressività e le sue urla, applaudito dai suoi degni compari a suon di brindisi con bottiglie di birra.

La polemica è montata nell'indignazione generale e B.M. infine, ha confessato pubblicamente la bravata e chiesto scusa per il suo comportamento.

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di Gianni Bauce (Appunto n°6 - Giugno 2013) 

Ammaliati dall'Africa, distratti dal suo irresistibile richiamo, siamo sempre così intenti a studiarla da dimenticarci di ciò che accade dietro casa, della vita che in nodo del tutto analogo a quella che prospera nel continente africano, fiorisce, cresce e meraviglia in egual maniera.

Così ci lustriamo spesso nel conoscere nomi di piante ed animali tropicali, scoprendoci poi molto ignoranti su quanto cresce nel nostro stesso giardino.

Per questo, nel numero corrente di questa rubrica tentiamo un azzardato, ma interessante, parallelismo con le attività di eco-turismo africane, spostandoci in Italia, dove in una graziosa e verdeggiante valle è possibile compiere una sorta di “walking safari” alla scoperta delle erbe che proliferano sul territorio.

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di Gianni Bauce (Quaderno n°6 - Giugno 2013)

La vita in natura è difficile e per riuscire a sopravvivere non basta svolgere bene il proprio compito. A volte serve anche un po' di astuzia e un pizzico di inganno.

Ce lo raccontano moltissime creature che per scopi diversi e in diverse fasi della loro vita si affidano all'inganno.

Lo fanno i predatori utilizzando non solo il mimetismo delle loro pigmentazioni, ma anche una gran varietà di trucchi fantastici per non farsi scorgere dalle prede o per attirarle.
Il twig-snake (Thelotornis capensis), un serpente arboricolo della famiglia dei colubridi che predilige nutrirsi di camaleonti usa la sua colorazione mimetica per confondersi con i rami degli alberi e la lingua di un brillante colore giallo arancio per attirare le prede, che quando giungono a portata di “tiro” vengono fulminate dal suo veleno emotossico.

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di Gianni Bauce (n° 5 - maggio 2013)

Un safari a bordo di un veicolo scoperto o comunque aperto sui quattro lati, è un'esperienza rilassante e piacevole, ma se per i fotografi rappresenta il momento più bello (e produttivo) della giornata, altri vivono questa attività con un po' di inquietudine, preoccupati dall'assenza di barriere fisiche che li proteggano dagli animali selvaggi. 

In realtà, la percezione che si suppone gli animali abbiano del veicolo con a bordo i suoi occupanti è quella di un'unica entità, una sorta di grosso animale meccanico nel quale i passeggeri non sono altro che appendici. Ecco quindi che diventa importante che questo strano essere adotti lo stesso linguaggio non verbale quasi universalmente riconosciuto nel mondo animale più evoluto. L'autista deve saper dosare opportunamente le distanze, evitando di penetrare gli spazi più intimi degli animali che si stanno approcciando e deve saper arretrare in modo opportuno di fronte a segni di insofferenza di un elefante o di un leone.

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di Gianni Bauce (Appunto n°5 - Maggio 2013)

L'enorme e antico lago che si estendeva su buona parte dell'Africa australe e che si prosciugò circa diecimila anni fa, a nord del fiume Kway in Botswana, assume il nome di depressione di Mababe. Lasciando la frescura del fiume e piegando verso nord, si entra nel grande Parco Nazionale di Chobe, proprio in prossimità del villaggio di Mababe. Da qui, seguendo la pista di sabbia profonda del “Sand Ridge”, si costeggia per più di cinquanta chilometri un crinale sabbioso, il Magwikhwe Sand Ridge ben visibile sulla sinistra, che altro non è che la sponda occidentale dell'antico lago. Il crinale prosegue per sessanta chilometri prima di piegare verso est in un anfiteatro ampio quasi trenta chilometri. In un solo punto la cresta sabbiosa si interrompe, appena prima dell'anfiteatro, dove un canale lo attraversa. Questo canale è il Savute.

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