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Questa è una storia singolare, che giunge dal profondo dell'Africa, dove gli animali vagano ancora liberi nelle praterie punteggiate di alberi di msasa. E' una storia strana, al limite dell'incredibile, ma è una storia vera.

È la storia di Nzou, l'elefantessa, che venne chiamata così per ricordarle che era un elefante (Nzou in KiShona significa “elefante”), ma senza successo. Lei, infatti, voleva essere un bufalo.

Nzou aveva perso la madre e si era separata dal branco perché, nonostante le dimensioni, la proboscide, le zanne e le grandi orecchie, lei si sentiva un bufalo. Lo desiderava così tanto che iniziò a vagare per la boscaglia in cerca di una mandria di questi neri ruminanti a cui unirsi per iniziare una nuova vita con loro.

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La storia del rapporto tra uomo ed animali predatori è antica quanto la sua esistenza ed è una storia in cui l'uomo riveste ruoli diversi e sovrapposti. Una storia che, perdurando tutt'oggi, ha visto l'uomo ed i suoi antenati sia nel ruolo di prede che di concorrenti dei grandi predatori, in larga misura costituiti da carnivori, in quanto rettili, pesci e uccelli hanno rappresentato una causa di morte ben inferiore per uomini e ominidi rispetto a quanto hanno invece fatto canini ed artigli.
All'epoca della comparsa dell'uomo sulla terra, diverse specie di carnivori erano già presenti e godevano di un eccellente successo evolutivo. Se i giganteschi Creodonti erano scomparsi già da molto tempo, altri grandi carnivori condividevano con gli ominidi l'habitat della savana: c'erano “falsi felini” dai canini enormemente sviluppati, conosciuti col nome di Dinofelis o più comunemente Tigri dai denti a sciabola. C'erano poi veri e propri felini, come leopardi del genere Megantereon o leoni dei generi Machairodus e Homotherium o gigantesche iene primitive del genere Euryboos e Percrocuta e ancora grandi carnivori marsupiali che rimasero per lungo tempo contemporanei anche al genere Homo.

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Nell'epoca moderna, i leoni mangiatori di uomini sono diventati casi rarissimi, anche perché gli animali che si macchiano di antropofagia vengono prontamente abbattuti, interrompendo così la catena della trasmissione culturale. Tuttavia ci sono stati episodi che hanno coinvolto sia la popolazione locale che alcuni turisti. Una delle più grandi stragi umane compiute dai leoni in epoca contemporanea avvenne nel Kruger National Park alla fine degli anni '80, quando una grande quantità di profughi fuggì dal Mozambico ancora infiammato dalla guerra civile, entrando in Sudafrica proprio attraverso il Kruger. L'immigrazione clandestina avveniva di notte per eludere la sorveglianza ed i leoni del parco, ben presto compresero quando questi uomini indifesi fossero prede facili e appetibili. Il numero dei profughi uccisi è sconosciuto, ma di certo supera le centinaia di vittime. Anche alcuni turisti sono rimasti vittime del “re della foresta”: 1963, nel Parco Nazionale del Serengeti, una leonessa trascinò fuori dalla tenda un turista e lo uccise.

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di Gianni Bauce (Quaderno n°8 - Settembre 2013)

La Fadogia ancylantha, comunemente chiamato makoni o bush-tea, è una pianta erbacea perenne che cresce in Zimbabwe, in particolare sugli altopiani orientali, germogliando nuove foglie nei mesi di ottobre e novembre, con l'arrivo delle piogge. Un tempo utilizzata dalle popolazioni rurali per produrre una bevanda simile al té, oggi viene adoperata come tisana dalle molteplici proprietà.

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di Gianni Bauce (Appunto n°8 - settembre 2013)

Uscendo dalla città di Harare lungo la strada per Masvingo e il Sudafrica, passando di fronte ai grandi capannoni delle industrie del tabacco, si incontra una piccola via trasversale, Amalinda street.

All'ombra degli alberi di msasa e delle jacaranda, si percorrono poche centinaia di metri prima di raggiungere il cancello che porta ad un piccolo paradiso.

Un paradiso perché qui vi hanno trovato una speranza di vita centinaia di orfani e bambini di strada. Un paradiso perché soltanto in paradiso operano gli angeli, e qui di angeli se ne trovano parecchi.
Siamo alle porte di New Start, l'orfanotrofio fondato e gestito dal Dottor Saleem Farag, un medico egiziano in pensione che ha dedicato più di un terzo della sua vita ("Il periodo più interessante", dice il Dr. Farag) ai bambini orfani di Harare.

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