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Si avvicina il 22 Settembre, giornata mondiale dedicata al rinoceronte. Come affermai già lo scorso anno, non è una giornata di festa, ma un momento di riflessione.
Un momento di riflessione sulla assurda stupidità del genere umano, sulla sua miopia nel valutare il patrimonio della Terra soltanto dal punto di vista speculativo, vedendo soltanto il guadagno immediato e non l'immenso valore che ogni singola creatura, ogni singolo habitat possiede.
Ma il rinoceronte, in qualità di obbiettivo più gravemente e numericamente colpito, è soltanto il simbolo di una genocidio continuo e spesso silenzioso che coinvolge elefanti, leoni, licaoni e migliaia di altre specie sconosciute ai più. Leggi l'articolo -->

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di Gianni Bauce (n° 8 - settembre 2013)

Il frutto proibito - Hwange national park

Si avvicina il 22 Settembre, giornata mondiale dedicata al rinoceronte. Come affermai già lo scorso anno, non è una giornata di festa, ma un momento di riflessione.

Un momento di riflessione sulla assurda stupidità del genere umano, sulla sua miopia nel valutare il patrimonio della Terra soltanto dal punto di vista speculativo, vedendo soltanto il guadagno immediato e non l'immenso valore che ogni singola creatura, ogni singolo habitat possiede.
Ma il rinoceronte, in qualità di obbiettivo più gravemente e numericamente colpito, è soltanto il simbolo di una genocidio continuo e spesso silenzioso che coinvolge elefanti, leoni, licaoni e migliaia di altre specie sconosciute ai più.

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di Gianni Bauce (n°7 - Luglio/Agosto 2013)

Il fuoco del campo

La notte africana è già calata da un po’ sull’accampamento, rapida come sempre. La cena è terminata e dalle tazze di caffè si leva un rivolo di vapore.

Tutti sono seduti in circolo attorno al fuoco, la TV della boscaglia, ammaliati dal danzare ipnotico delle fiamme e scaldati dal loro tepore, raccontano, ascoltano, sonnecchiano dopo la lunga ed emozionante giornata di safari.
Che cosa sarebbe un campo senza le fiamme di un bel fuoco? Non si potrebbe cucinare né mettere in piedi un bel braai di bistecche e salsicce. Il freddo della sera e il timore delle tenebre e delle sue creature anticiperebbe drasticamente il “buona notte” di commiato ed il campo si spegnerebbe con largo anticipo.

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di Gianni Bauce (Appunto n°7 - Luglio/Agosto 2013)

Great Zimbabwe

Il sole scende sull'orizzonte, velando d'oro il granito che si fonde con le pietre accuratamente tagliante e disposte l'una sull'altra. L'arte della natura che ha scolpito i graniti giganteschi si mescola e si confonde con l'arte dell'uomo che qui, nel cuore dell'Africa australe, un migliaio di anni or sono ha creato città di pietra uniche nell'Africa subsahariana.

Quando l'Europa moriva di peste, nell'oscuro medio evo, qui, a nord del fiume Limpopo, una delle più ricche e potenti civiltà africane raggiungeva il massimo splendore. All'interno delle città di pietra, Zimba za na babwe, si commerciava oro, avorio, rame e prodotti dell'entroterra con i mercanti arabi della costa e la Grande Zimbabwe era il cuore di questa economia terziaria unica nell'Africa meridionale. Verso la fine del VI secolo, a Great Zimbabwe vivevano dalle 3000 alle 9000 persone (vi sono stime controverse in proposito) mentre centinaia di comunità minori e villaggi ruotavano attorno a questo polo commerciale.

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di Gianni Bauce (Quaderno n°7 - Luglio/Agosto 2013)

Archivio Quaderni della natura>>

"La foresta è un’entità omogenea, umida e piena di vita ed è qui che la montagna è più generosa d’acqua. Parte di quest’acqua proviene direttamente dalle nevi perenni della cima, incanalata nei torrenti che scendono a valle, ma la maggior quantità ha origine proprio nella fascia di foresta montana dove le nuvole si addensano per effetto dell’altitudine dando origine a frequenti precipitazioni.
La coltre di nuvole è un formidabile schermo per i raggi solari e ostacola l’evaporazione dell’acqua, così che essa in parte alimenta la vegetazione rigogliosa e in parte viene assorbita dal terreno, incanalandosi nelle fessure e nelle porosità della roccia lavica, dalla quale più a valle sgorgano le sorgenti.
(Cespuglio di Stoebe e infiorescenza di Kniphofia)

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