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004Nel caldo pomeriggio africano, il branco di leoni è sdraiato all'ombra di un marula: tutti sonnecchiano eccetto una femmina che tiene d'occhio i tre cuccioli intenti a simulare maldestri combattimenti e attacchi reciproci.
Questa scena divertente ci racconta un comportamento molto diffuso tra gli animali evoluti, tipico dei mammiferi (in particolare di carnivori e primati) e più raramente riscontrabile anche tra gli uccelli. Si tratta del gioco.
Il gioco occupa i cuccioli per parecchie ore al giorno e se apparentemente può sembrare un'attività puramente ludica, in realtà riveste un ruolo importantissimo nella formazione e nell'apprendimento di ciascun individuo.

Mentre tra gli ungulati il gioco si limita a semplici test fisici come balzi e corse, tra i carnivori e i primati si riscontrano forme di gioco più complesse, tra le quali le fondamentali sono il gioco acrobatico, quello investigativo e quello sociale, ciascuna condotta con modalità e scopi differenti. Leggi l'articolo >>

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di Gianni Bauce (Quaderno n°3 - Marzo 2013)

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Il gioco nella savanaNel caldo pomeriggio africano, il branco di leoni è sdraiato all'ombra di un marula: tutti sonnecchiano eccetto una femmina che tiene d'occhio i tre cuccioli intenti a simulare maldestri combattimenti e attacchi reciproci.

Questa scena divertente ci racconta un comportamento molto diffuso tra gli animali evoluti, tipico dei mammiferi (in particolare di carnivori e primati) e più raramente riscontrabile anche tra gli uccelli. Si tratta del gioco.

Il gioco occupa i cuccioli per parecchie ore al giorno e se apparentemente può sembrare un'attività puramente ludica, in realtà riveste un ruolo importantissimo nella formazione e nell'apprendimento di ciascun individuo.

Mentre tra gli ungulati il gioco si limita a semplici test fisici come balzi e corse, tra i carnivori e i primati si riscontrano forme di gioco più complesse, tra le quali le fondamentali sono il gioco acrobatico, quello investigativo e quello sociale, ciascuna condotta con modalità e scopi differenti.

(Giovane leone gioca con una tartaruga (foto: Beverly Joubert); Piccolo cercopiteco alle prese con la struttura della tenda)002Il gioco acrobatico si manifesta sotto forma di salti, balzi, corse e impegna i cuccioli in evoluzioni puramente fisiche che hanno lo scopo di spingere i muscoli e l'intero organismo fino ai limiti delle proprie possibilità, in parte per stimolarne lo sviluppo e in parte per saggiarne i limiti stessi. In tal modo il cucciolo "prende le misure" con il proprio fisico e le proprie capacità.

Il gioco investigativo, invece, vede i cuccioli impegnati a "manipolare" oggetti inanimati o soggetti animati che si trovano nelle vicinanze (una noce caduta, una tartaruga, una pietra, ecc.), rivoltandoli, spingendoli, lanciandoli, assalendoli e compiendo con essi un numero svariato di manovre che oltre ad avere lo scopo di apprendere informazioni su tali oggetti, servono anche a sperimentare e apprendere nuovi metodi di manipolazione. Durante il gioco investigativo, anche quando l'oggetto è qualcosa di commestibile esso non viene quasi mai mangiato.

(Piccolo di ghepardo gioca con la madre simulando un attacco alla gola)Infine, il gioco sociale prevede la simulazione di comportamenti interrelazionali, quali la lotta, la caccia, l'accoppiamento, la fuga. Ciascuna di queste simulazioni viene condotta in modo esagerato, con un enorme dispendio di energia rispetto all'azione reale e durante il gioco, l'azione qualunque essa sia, non viene mai portata a compimento: la caccia non termina con un'uccisione, la lotta non ferisce nessuno e l'accoppiamento non implica nessuna attività sessuale.

Lo scopo di questo tipo di gioco è di iniziare il cucciolo alle attività che da adulto si troverà a dover compiere regolarmente, di abbozzare embrionali ordini gerarchici e, ancora una volta, permettergli di saggiare i propri limiti e la propria forza.

Il gioco, in qualunque sua forma, è sempre esagerato e le simulazioni palesemente finte. Ciò accade perché se così non fosse, gli individui adulti potrebbero scambiare il gioco per un'attività reale ed intervenire di conseguenza, sedando quella che potrebbe apparire una rissa o allertandosi per una fuga troppo realistica della propria cucciolata e reagire in modo protettivo divenendo aggressivi nei confronti di altri membri del gruppo. L'esagerazione della postura e delle azioni stesse durante il gioco equivale a comunicare agli altri individui del gruppo il messaggio: "Attenzione! Stiamo soltanto giocando", prevenendo e stemperando tensioni e allarme.

(Gioco sociale tra un cucciolo di leone e la madre)Tutti a giocare, quindi, per imparare qualcosa di più sugli altri e su se stessi.

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di Gianni Bauce (n° 2 - febbraio 2013)

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Quando giunge il momento di accamparsi, si presenta anche la grande incombenza del scegliere il luogo più adatto per montare il nostro campo.

La scelta del luogo giusto ci consente di riposare più serenamente, proteggerci dal caldo e dagli agenti atmosferici, evitare i pericoli.

In genere, un albero o una macchia rappresentano luoghi ideali in quanto forniscono un po’ di ombra durante le ore più calde del giorno. A questo proposito va ricordato che nell’emisfero australe il sole a mezzogiorno si trova leggermente a nord, perciò collocare la tenda sotto il lato meridionale dell’albero garantisce il massimo dell’ombra a mezzodì. Ma l’ombra si sposta e il sonnellino pomeridiano lo si fa in genere dopo pranzo, cosicché sarebbe più opportuno sistemare la tenda a sud est della fonte ombrosa.

Tuttavia, non siamo i soli interessati ai vantaggi di un albero nella boscaglia. Oltre a noi, molti altri animali sono attratti dall’ombra: dai piccoli uccelli, ai roditori ai più grandi mammiferi. E’ buona norma quindi controllare che l’albero non sia già “occupato”, magari da un leopardo che non gradirebbe affatto la nostra presenza.

Le cavità del tronco e le radici sono luoghi prediletti da molti piccoli animali per ricavarne tane, come topolini, lucertole, piccoli uccelli. Essi non costituiscono di per sé un pericolo, ma i serpenti sono i loro principali predatori, perciò la loro presenza può significare la potenziale eventualità di imbattersi in uno di questi pericolosi rettili. Occhi aperti quindi ed evitate di arrampicarvi sui rami dove si può fare uno spiacevole incontro con un boomslang o con qualche altro serpente arboricolo. Formiche e soprattutto termiti nidificano spesso nei pressi degli alberi perciò attenzione a dove si appoggia la roba (soprattutto il cibo). Ma essi non sono gli unici insetti ad insidiare potenzialmente il nostro accampamento; nelle zone più desertiche, come il Kalahari, dove l’acqua è un bene rarissimo e prezioso, le nostre scorte d’acqua possono attirare insetti assetati. Mi è capitato personalmente nel cuore del Kalahari di dover gestire uno sciame d’api che aveva invaso il campo attratto dalle goccioline d’acqua sulle stoviglie lavate e lasciate al sole ad asciugare. Dovetti accendere un fuoco di sterpi verdi e allontanare gli insetti col denso fumo per riappropriarmi di piatti e pentole!

Se i rami forniscono una piacevole e fresca ombra durante le ore più calde del giorno e nondimeno un piccolo riparo dalla pioggia, essi possono costituire anche un potenziale pericolo. E’ importante accertarsi che non ci siano rami pericolanti ad incombere sulla nostra tenda, perché la loro caduta può risultare disastrosa e fatale.

Molti altri animali trovano il proprio habitat ideale tra i rami degli alberi, quindi attenti alle piccole scimmie, come i veloci e ladruncoli cercopitechi, che in un baleno sono capaci di svaligiare una dispensa e a volte anche un’intera tenda se lasciata aperta e incustodita. Altri invece sono golosi di frutti, semi, cortecce o foglie ed è importante conoscere queste abitudini per evitare di ritrovarsi sfattati ad esempio da un gruppo di elefanti intento a gustarsi i baccelli di Faidherbia albida sotto il quale abbiamo montato il campo. Gli elefanti, inoltre, sono soliti strappare i rami più altri per accedere ai germogli più teneri e non si curano di cosa ci sia sotto l’albero; una volta, tornando da un game drive, ho trovato un ramo di tre metri a pochi centimetri dalla mia tenda, spezzato di fresco da un elefante durante il suo percorso gastronomico.

I nidi abbandonati di tessitori, infine, sono delle vere e proprie fucine di zecche che proliferano al loro interno, ricadendo fuori e piovendo sulle teste degli incauti campeggiatori.

Valutate bene, quindi. Di spazio in Africa ce n’è tanto, ma bisogna scegliere quello giusto.

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di Gianni Bauce (Quaderno n°2 - Febbraio 2013)

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black_rhinoAl termine di un disastroso anno per i rinoceronti africani (ne sono stati uccisi più di 650 nel solo Sudafrica), vorremmo iniziare questo 2013 con un articolo dedicato proprio a questi straordinari ungulati, con l’augurio che l’anno a venire porti notizie migliori.

I rinoceronti sono mammiferi Perissodattili (ungulati con numero di dita dispari) appartenenti alla famiglia dei Rhinocerontidae e possiedono vista scarsa, ma olfatto e udito molto sviluppati. La caratteristica più evidente di questi animali è la presenza di corni di materiale cheratinoso che crescono sul muso, dai quali la famiglia prende il nome. “Rinoceronte” deriva infatti dal greco “rinos” (naso) e “keras” (corno). Entrambe le specie ne possiedono due posti in linea sul muso; nel bianco di solito quello posteriore è molto meno sviluppato dell’anteriore, mentre nel nero possono raggiungere la stessa lunghezza.  Vengono usati some sciabole letali contro i predatori, ma negli scontri tra maschi della stessa specie sono utilizzati solitamente come “attrezzo” per prove di forza. Nella specie rinoceronte nero, il corno è utilizzato anche come utensile per rimuovere la corteccia degli alberi, spezzare rami robusti e scavare il terreno alla ricerca di sali.

Ma se da un lato il corno rappresenta il vanto e la bellezza di questi animali, dall’altro costituisce la loro maledizione. La medicina tradizionale cinese, infatti, ritiene che il corno di rinoceronte polverizzato abbia proprietà rinvigorenti per la sessualità maschile e la domanda di corni è sempre elevata. Negli ultimi anni, speculazione e scelleratezza hanno spinto questo commercio illegale e immorale a livelli astronomici, minacciando seriamente di estinzione le ultime specie esistenti.

I rinoceronti moderni esistono fin dal Pliocene, periodo durante il quale molte specie diverse abitavano la Terra. Oggi se ne contano soltanto più cinque, delle quali due sopravvivono sul continente africano: il rinoceronte nero (Diceros bicornis) e il rinoceronte bianco (Ceratotherium simum).

white_rhinoPur essendo simili, le due specie africane di cui ci occuperemo in questo articolo, presentano sostanziali differenze. Entrambi sono animali solitari, sebbene talvolta le femmine con piccoli si associno temporaneamente in piccoli gruppi ed anche i maschi talvolta tollerino subalterni all’interno del loro territorio. Animale abitudinario, il rinoceronte maschio marca costantemente il territorio depositando le feci in letamai collocati lungo il perimetro e calpestandole per impregnare il terreno  e garantire l’efficacia del segnale olfattivo. Il rinoceronte nero è solito anche spruzzare urina sui cespugli. 

Entrambi erbivori, dipendono costantemente dall’acqua alla quale si devono generalmente recare quotidianamente. Questa dipendenza è dovuta al fatto che, in quanto animali omeotermi, essi regolano la temperatura corporea anche grazie alle ghiandole sudorifere, processo che tuttavia risulta dispendioso in termini di perdita di liquidi. Il rinoceronte nero può restare alcuni giorni senza bere nutrendosi di piante particolarmente succulenti.

La dieta è la differenza fondamentale tra le due specie, le quali, pur essendo entrambe erbivore non ruminanti, occupano due nicchie diverse, evitando in tal modo la competizione diretta. Il rinoceronte bianco è un erbivoro da pascolo (grazer) che si nutre esclusivamente di erba, mentre il rinoceronte nero è un brucatore (browser) che si nutre di foglie e germogli. Da questa diversa specializzazione alimentare derivano le altre differenze comportamentali e morfologiche tra le due specie. L’occupazione di habitat diversi, la prateria aperta per il rinoceronte bianco e la boscaglia fitta per il rinoceronte nero, fanno si che il bianco abbia sviluppato una corporatura più massiccia, arrivando a pesare quasi 2300 chilogrammi e sfiorando i 2 metri di altezza, dimensioni che non ne ostacolano il movimento in un ambiente aperto come quello che è solito frequentare. Il nero invece è più snello e agile, raggiunge a malapena i 1600 chilogrammi di peso e supera di poco il metro e mezzo di altezza, caratteristiche che gli permettono di muoversi più agilmente nella boscaglia fitta. 

I due diversi habitat determinano anche una curiosa caratteristica distintiva: nel rinoceronte nero, il cucciolo segue sempre la madre, mentre nel bianco la precede o al massimo l’affianca. Probabilmente perché in una prateria aperta è più efficace per la madre controllare il piccolo che si trova di fronte, mentre nella fitta boscaglia, in caso di fuga la madre funge da apri-pista attraverso la vegetazione.

white_rhinosIn entrambe le specie i quarti posteriori sono molto voluminosi, in parte perché forniscono la maggior parte della propulsione nel movimento e in parte per controbilanciare il peso della testa. Nel bianco, tuttavia, si possono distinguere tre gobbe lungo la linea dorsale, mentre nel nero soltanto due.

A causa della diversa dieta, anche la forma del labbro e della testa variano da specie a specie. Il rinoceronte bianco ha una testa più massiccia direzionata verso il basso (verso la fonte di cibo) con grondi labbra larghe e piatte che vengono usate al posto dei denti per tranciare gli steli d’erba. Ilrinoceronte nero, possiede invece una testa più piccola volta in avanti (verso la fonte di cibo, all’altezza di foglie e germogli) con il caratteristico labbro superiore triangolare che gli consente di afferrare e strappare foglie e germogli.

Proprio dal labbro pare aver avuto origine il nome “rinoceronte bianco”. Una delle spiegazioni più accreditate, attribuisce infatti ad una errata traslitterazione del termine Afrikaans “wye” = largo, nell’inglese “white” = bianco. Per contrapposizione di termini, l’altra specie assunse il nome di “rinoceronte  nero”. Non esistono infatti sostanziali diversità di colore nella pelle delle due specie.

Un’altra interessante spiegazione (assai meno accreditata, però) attribuisce la nomenclatura delle due specie ad un esploratore francese che soggiornò a lungo nell’area dell’Umfolozi, in Sudafrica, zona ad elevata concentrazione di rinoceronti. Questo fiume ha origine dalla confluenza di due altri fiumi chiamati White Umfolozi e Black Umfolozi. Egli notò che lungo il corso del White Umfolozi era più diffuso il Ceratotherium, mentre il Diceros era presente in maggior numero lungo il Black Umfolozi. Da qui l’associazione tra le specie di rinoceronti e i due fiumi.

In ogni caso, che tu sia bianco o nero, caro rinoceronte il nostro augurio è lo stesso: che tu possa avere un anno migliore di quello trascorso!

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BooksSe non basta spostarsi per viaggiare, può darsi che si possa viaggiare senza spostarsi. E quale miglior modo di viaggiare senza muoversi che un buon libro o un bel film?

Così, questo mese vorremmo abbandonare il concetto di luogo, per viaggiare un po’ con la letteratura e con dei compagni di viaggio particolari.

Per noi che amiamo gli animali e desideriamo entrare in contatto col loro mondo, vivere con essi è motivo di grande gioia. Che sarebbe dunque spendere parte della nostra vita insieme a loro?

Ci sono uomini e donne che insieme agli animali hanno trascorso più tempo di quanto non ne abbiano speso con il genere umano, come Freund Werner, un ex paracadutista tedesco che da quarant’anni vive in un branco di ventinove lupi, condividendo con loro cibo e riparo. Le vite di alcune di queste persone eccezionali sono raccontate in biografie o autobiografie nelle quali si legge di viaggi straordinari compiuti superando i confini tra specie e specie.

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