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di Gianni Bauce (Quaderno n°5 - Maggio 2013)

Sto entrando nella mia farmacia preferita. Non ci sono mai code, è sempre aperta, costa pochissimo e il farmacista, nonostante sia un vero rompiscatole, in fondo in fondo è simpatico, con quel musetto nero, gli occhi vispi e la coda lunga da cercopiteco. 

Sono nella grande farmacia del mondo vegetale, che qui in Africa possiede risorse quasi illimitate.

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di Gianni Bauce (Quaderno n°4 - Aprile 2013)

Tra i grattacieli di New York, un uomo mascherato con un’attillatissima tuta rossa e blu balza di edificio in edificio con voli acrobatici che compie attaccato a resistentissime fibre filiformi adesive che lancia dai polsi e utilizza come liane.

E’ così che per la prima volta nel 1962 gli autori Stan Lee e Steve Ditko immaginarono l’Uomo Ragno, il personaggio che divenne uno dei più famosi supereroi dei fumetti. Ma Lee e Ditko non inventarono granché, perché personaggi simili esistevano già da 500 milioni di anni (circa 100 milioni di anni prima della formazione della Table Mountain). Questi fantastici esseri sono i ragni.

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004Nel caldo pomeriggio africano, il branco di leoni è sdraiato all'ombra di un marula: tutti sonnecchiano eccetto una femmina che tiene d'occhio i tre cuccioli intenti a simulare maldestri combattimenti e attacchi reciproci.
Questa scena divertente ci racconta un comportamento molto diffuso tra gli animali evoluti, tipico dei mammiferi (in particolare di carnivori e primati) e più raramente riscontrabile anche tra gli uccelli. Si tratta del gioco.
Il gioco occupa i cuccioli per parecchie ore al giorno e se apparentemente può sembrare un'attività puramente ludica, in realtà riveste un ruolo importantissimo nella formazione e nell'apprendimento di ciascun individuo.

Mentre tra gli ungulati il gioco si limita a semplici test fisici come balzi e corse, tra i carnivori e i primati si riscontrano forme di gioco più complesse, tra le quali le fondamentali sono il gioco acrobatico, quello investigativo e quello sociale, ciascuna condotta con modalità e scopi differenti. Leggi l'articolo >>

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di Gianni Bauce (Quaderno n°3 - Marzo 2013)

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Il gioco nella savanaNel caldo pomeriggio africano, il branco di leoni è sdraiato all'ombra di un marula: tutti sonnecchiano eccetto una femmina che tiene d'occhio i tre cuccioli intenti a simulare maldestri combattimenti e attacchi reciproci.

Questa scena divertente ci racconta un comportamento molto diffuso tra gli animali evoluti, tipico dei mammiferi (in particolare di carnivori e primati) e più raramente riscontrabile anche tra gli uccelli. Si tratta del gioco.

Il gioco occupa i cuccioli per parecchie ore al giorno e se apparentemente può sembrare un'attività puramente ludica, in realtà riveste un ruolo importantissimo nella formazione e nell'apprendimento di ciascun individuo.

Mentre tra gli ungulati il gioco si limita a semplici test fisici come balzi e corse, tra i carnivori e i primati si riscontrano forme di gioco più complesse, tra le quali le fondamentali sono il gioco acrobatico, quello investigativo e quello sociale, ciascuna condotta con modalità e scopi differenti.

(Giovane leone gioca con una tartaruga (foto: Beverly Joubert); Piccolo cercopiteco alle prese con la struttura della tenda)002Il gioco acrobatico si manifesta sotto forma di salti, balzi, corse e impegna i cuccioli in evoluzioni puramente fisiche che hanno lo scopo di spingere i muscoli e l'intero organismo fino ai limiti delle proprie possibilità, in parte per stimolarne lo sviluppo e in parte per saggiarne i limiti stessi. In tal modo il cucciolo "prende le misure" con il proprio fisico e le proprie capacità.

Il gioco investigativo, invece, vede i cuccioli impegnati a "manipolare" oggetti inanimati o soggetti animati che si trovano nelle vicinanze (una noce caduta, una tartaruga, una pietra, ecc.), rivoltandoli, spingendoli, lanciandoli, assalendoli e compiendo con essi un numero svariato di manovre che oltre ad avere lo scopo di apprendere informazioni su tali oggetti, servono anche a sperimentare e apprendere nuovi metodi di manipolazione. Durante il gioco investigativo, anche quando l'oggetto è qualcosa di commestibile esso non viene quasi mai mangiato.

(Piccolo di ghepardo gioca con la madre simulando un attacco alla gola)Infine, il gioco sociale prevede la simulazione di comportamenti interrelazionali, quali la lotta, la caccia, l'accoppiamento, la fuga. Ciascuna di queste simulazioni viene condotta in modo esagerato, con un enorme dispendio di energia rispetto all'azione reale e durante il gioco, l'azione qualunque essa sia, non viene mai portata a compimento: la caccia non termina con un'uccisione, la lotta non ferisce nessuno e l'accoppiamento non implica nessuna attività sessuale.

Lo scopo di questo tipo di gioco è di iniziare il cucciolo alle attività che da adulto si troverà a dover compiere regolarmente, di abbozzare embrionali ordini gerarchici e, ancora una volta, permettergli di saggiare i propri limiti e la propria forza.

Il gioco, in qualunque sua forma, è sempre esagerato e le simulazioni palesemente finte. Ciò accade perché se così non fosse, gli individui adulti potrebbero scambiare il gioco per un'attività reale ed intervenire di conseguenza, sedando quella che potrebbe apparire una rissa o allertandosi per una fuga troppo realistica della propria cucciolata e reagire in modo protettivo divenendo aggressivi nei confronti di altri membri del gruppo. L'esagerazione della postura e delle azioni stesse durante il gioco equivale a comunicare agli altri individui del gruppo il messaggio: "Attenzione! Stiamo soltanto giocando", prevenendo e stemperando tensioni e allarme.

(Gioco sociale tra un cucciolo di leone e la madre)Tutti a giocare, quindi, per imparare qualcosa di più sugli altri e su se stessi.

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di Gianni Bauce (Quaderno n°2 - Febbraio 2013)

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black_rhinoAl termine di un disastroso anno per i rinoceronti africani (ne sono stati uccisi più di 650 nel solo Sudafrica), vorremmo iniziare questo 2013 con un articolo dedicato proprio a questi straordinari ungulati, con l’augurio che l’anno a venire porti notizie migliori.

I rinoceronti sono mammiferi Perissodattili (ungulati con numero di dita dispari) appartenenti alla famiglia dei Rhinocerontidae e possiedono vista scarsa, ma olfatto e udito molto sviluppati. La caratteristica più evidente di questi animali è la presenza di corni di materiale cheratinoso che crescono sul muso, dai quali la famiglia prende il nome. “Rinoceronte” deriva infatti dal greco “rinos” (naso) e “keras” (corno). Entrambe le specie ne possiedono due posti in linea sul muso; nel bianco di solito quello posteriore è molto meno sviluppato dell’anteriore, mentre nel nero possono raggiungere la stessa lunghezza.  Vengono usati some sciabole letali contro i predatori, ma negli scontri tra maschi della stessa specie sono utilizzati solitamente come “attrezzo” per prove di forza. Nella specie rinoceronte nero, il corno è utilizzato anche come utensile per rimuovere la corteccia degli alberi, spezzare rami robusti e scavare il terreno alla ricerca di sali.

Ma se da un lato il corno rappresenta il vanto e la bellezza di questi animali, dall’altro costituisce la loro maledizione. La medicina tradizionale cinese, infatti, ritiene che il corno di rinoceronte polverizzato abbia proprietà rinvigorenti per la sessualità maschile e la domanda di corni è sempre elevata. Negli ultimi anni, speculazione e scelleratezza hanno spinto questo commercio illegale e immorale a livelli astronomici, minacciando seriamente di estinzione le ultime specie esistenti.

I rinoceronti moderni esistono fin dal Pliocene, periodo durante il quale molte specie diverse abitavano la Terra. Oggi se ne contano soltanto più cinque, delle quali due sopravvivono sul continente africano: il rinoceronte nero (Diceros bicornis) e il rinoceronte bianco (Ceratotherium simum).

white_rhinoPur essendo simili, le due specie africane di cui ci occuperemo in questo articolo, presentano sostanziali differenze. Entrambi sono animali solitari, sebbene talvolta le femmine con piccoli si associno temporaneamente in piccoli gruppi ed anche i maschi talvolta tollerino subalterni all’interno del loro territorio. Animale abitudinario, il rinoceronte maschio marca costantemente il territorio depositando le feci in letamai collocati lungo il perimetro e calpestandole per impregnare il terreno  e garantire l’efficacia del segnale olfattivo. Il rinoceronte nero è solito anche spruzzare urina sui cespugli. 

Entrambi erbivori, dipendono costantemente dall’acqua alla quale si devono generalmente recare quotidianamente. Questa dipendenza è dovuta al fatto che, in quanto animali omeotermi, essi regolano la temperatura corporea anche grazie alle ghiandole sudorifere, processo che tuttavia risulta dispendioso in termini di perdita di liquidi. Il rinoceronte nero può restare alcuni giorni senza bere nutrendosi di piante particolarmente succulenti.

La dieta è la differenza fondamentale tra le due specie, le quali, pur essendo entrambe erbivore non ruminanti, occupano due nicchie diverse, evitando in tal modo la competizione diretta. Il rinoceronte bianco è un erbivoro da pascolo (grazer) che si nutre esclusivamente di erba, mentre il rinoceronte nero è un brucatore (browser) che si nutre di foglie e germogli. Da questa diversa specializzazione alimentare derivano le altre differenze comportamentali e morfologiche tra le due specie. L’occupazione di habitat diversi, la prateria aperta per il rinoceronte bianco e la boscaglia fitta per il rinoceronte nero, fanno si che il bianco abbia sviluppato una corporatura più massiccia, arrivando a pesare quasi 2300 chilogrammi e sfiorando i 2 metri di altezza, dimensioni che non ne ostacolano il movimento in un ambiente aperto come quello che è solito frequentare. Il nero invece è più snello e agile, raggiunge a malapena i 1600 chilogrammi di peso e supera di poco il metro e mezzo di altezza, caratteristiche che gli permettono di muoversi più agilmente nella boscaglia fitta. 

I due diversi habitat determinano anche una curiosa caratteristica distintiva: nel rinoceronte nero, il cucciolo segue sempre la madre, mentre nel bianco la precede o al massimo l’affianca. Probabilmente perché in una prateria aperta è più efficace per la madre controllare il piccolo che si trova di fronte, mentre nella fitta boscaglia, in caso di fuga la madre funge da apri-pista attraverso la vegetazione.

white_rhinosIn entrambe le specie i quarti posteriori sono molto voluminosi, in parte perché forniscono la maggior parte della propulsione nel movimento e in parte per controbilanciare il peso della testa. Nel bianco, tuttavia, si possono distinguere tre gobbe lungo la linea dorsale, mentre nel nero soltanto due.

A causa della diversa dieta, anche la forma del labbro e della testa variano da specie a specie. Il rinoceronte bianco ha una testa più massiccia direzionata verso il basso (verso la fonte di cibo) con grondi labbra larghe e piatte che vengono usate al posto dei denti per tranciare gli steli d’erba. Ilrinoceronte nero, possiede invece una testa più piccola volta in avanti (verso la fonte di cibo, all’altezza di foglie e germogli) con il caratteristico labbro superiore triangolare che gli consente di afferrare e strappare foglie e germogli.

Proprio dal labbro pare aver avuto origine il nome “rinoceronte bianco”. Una delle spiegazioni più accreditate, attribuisce infatti ad una errata traslitterazione del termine Afrikaans “wye” = largo, nell’inglese “white” = bianco. Per contrapposizione di termini, l’altra specie assunse il nome di “rinoceronte  nero”. Non esistono infatti sostanziali diversità di colore nella pelle delle due specie.

Un’altra interessante spiegazione (assai meno accreditata, però) attribuisce la nomenclatura delle due specie ad un esploratore francese che soggiornò a lungo nell’area dell’Umfolozi, in Sudafrica, zona ad elevata concentrazione di rinoceronti. Questo fiume ha origine dalla confluenza di due altri fiumi chiamati White Umfolozi e Black Umfolozi. Egli notò che lungo il corso del White Umfolozi era più diffuso il Ceratotherium, mentre il Diceros era presente in maggior numero lungo il Black Umfolozi. Da qui l’associazione tra le specie di rinoceronti e i due fiumi.

In ogni caso, che tu sia bianco o nero, caro rinoceronte il nostro augurio è lo stesso: che tu possa avere un anno migliore di quello trascorso!

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