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di Gianni Bauce (Quaderno n°7 - Ottobre 2012)

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Olive wipe snakeIn natura esistono centinaia di specie animali che utilizzano sostanze tossiche come arma di offesa e difesa: anfibi, rettili, insetti, aracnidi, pesci, ma quando si parla di creature velenose, il più evocativo tra tutti è sempre e soltanto il serpente.
I serpenti sono rettili appartenenti all’ordine degli Squamata e al sottordine dei Serpentes, la cui caratteristica più evidente è l’assenza di arti. Tra tutte le creature velenose del pianeta non sono né i più letali, né i più pericolosi, eppure dai tempi biblici di Adamo ed Eva fino alla moderna Hollywood di Spielberg, passando per l’Egitto di Cleopatra, il serpente è sempre stato il sinistro protagonista portatore di insidia e di morte.
In Africa australe sono presenti 143 specie di serpenti, delle quali soltanto 37 possiedono zanne e veleno tale da causare sintomi clinici. Tra queste, solo 11 sono velenose per l’uomo. Sono animali schivi, difficili da incontrare, eppure continuano ad essere in cima alla classifica delle creature che più ci terrorizzano e contemporaneamente ci affascinano.

(A sinistra: Mamba nero (Dendroaspis polylepis). A destra: una coppia di Boomslang (Dispholidus typus)) mamba and twin boomslangNel corso dell’evoluzione, alcuni di questi rettili hanno sviluppato ghiandole capaci di produrre veleno e zanne adatte ad inocularlo, per riuscire ad immobilizzare, uccidere, quindi inghiottire le loro prede. Questa stessa micidiale attrezzatura è utilizzata anche per difendersi dagli aggressori o dissuaderli efficacemente.
Delle quattro famiglie presenti in Africa, soltanto tre (Colubridi, Elapidi e Viperidi) possiedono zanne velenifere. La quarta, quella del Boidi, è costituita dai costrittori, rappresentata in Africa dal pitone delle rocce (Python sebae natalensis). Questi serpenti non possiedono zanne e ghiandole velenifere e la loro dentatura, corta ed affilata, è adattata ad afferrare la preda durante l’attacco fulmineo. In seguito, il rettile si avvolge in spire attorno alla vittima, serrando progressivamente la morsa. Questa micidiale stretta determina nella preda la costrizione dei vasi sanguigni e il conseguente arresto cardiaco, oppure semplicemente la morte per soffocamento.

(Da destra a sinistra: zanne velenifere negli elapidi, viperidi e colubridi)Families fangsCiascuna delle altre famiglie, invece, ha sviluppato differenti veleni e metodi di inoculazione.
Nei Viperidi le zanne velenifere sono retrattili e collocate frontalmente sulla mascella superiore. Il veleno prodotto è composto da cocktail prevalentemente citotossico che agisce sui tessuti della vittima provocando necrosi e distruzione dei vasi sanguigni. Agisce lentamente, provocando forte dolore e nell’uomo, spesso la morte avviene per l’insorgere di infezioni secondarie. A questa famiglia appartengono, tra gli altri, la vipera soffiante (Bitis arietans arietans), la night adder (Causus rhombeatus) e la vipera del Gabon (Bitis gabonica).
Nella famiglia degli Elapidi le zanne velenifere sono fisse e collocate frontalmente nella mascella superiore. Il veleno è un cocktail prevalentemente neurotossico che agisce sul sistema nervoso causando paralisi progressiva e conseguente blocco cardiorespiratorio. Questo tipo di veleno provoca poco dolore, ma è rapido e spesso letale. Agli Elapidi appartengono i cobra (genere Naja), il mamba nero (Dendroaspis polylepis) e il mamba verde (Dendroaspis angusticeps).

(Vipera del Gabon (Bitis gabonica))gabon adderI Colubridi sono in genere serpenti arboricoli le cui zanne velenifere sono fisse e collocate posteriormente sulla mascella superiore, in grado di inoculare veleno emotossico che agisce sul sangue provocando emorragie diffuse. A causa della posizione arretrata delle zanne, quando infliggono il loro morso, questi serpenti sembrano “masticare” la preda per il tempo occorrente ad inoculare il veleno. Il boomslang (Dispholidus typus typus) e il twig snake (Thelotornis capensis) sono i membri più conosciuti di questa famiglia.
All’interno di ciascuna famiglia esistono tuttavia delle interessanti eccezioni, per le quali alcune specie hanno seguito un percorso evolutivo differente. Nel caso della vipera del Berg (Bitis atropos), per esempio, il veleno prodotto è prevalentemente neurotossico, nonostante il serpente appartenga ai Viperidi. Ciò è probabilmente il risultato di un adattamento ambientale di questo serpente che, vivendo sulle pareti rocciose delle montagne, si è trovato a fare i conti con la lentezza d’azione del veleno citotossico il quale consentiva alle prede colpite di allontanarsi quel tanto da risultare non più raggiungibili o, morendo, precipitare negli strapiombi. Il veleno neurotossico, ad azione più rapida, risulta invece più efficace in questo tipo di ambiente.

(A sinistra: Cobra comune meridionale (Naja annulifera). A destra: il getto di veleno di un Cobra del Mozambico (Naja mossambica))snouted cobra and mfeziTra i cobra invece, alcune specie hanno modificato il canale velenifero delle proprie zanne per sviluppare un valido sistema di difesa. Il canale che corre all’interno della zanna, invece di sbucare in prossimità della punta piega ad angolo retto verso la parte frontale, poco oltre la metà della zanna, permettendo di spruzzare il veleno frontalmente. Sono questi i cobra detti “sputatori”, capaci di spruzzare il proprio veleno direttamente negli occhi di un eventuale aggressore, accecandolo temporaneamente e guadagnando così preziosi istanti per fuggire. Ma il veleno neurotossico degli Elapidi non avrebbe effetto sui tessuti dell’occhio, così i cobra sputatori hanno trasformato il loro veleno in un cocktail prevalentemente citotossico, capace di aggredire i tessuti e causare estremo dolore.

(Il fascino del letale mamba nero dietro il vetro di una teca)amazed by mamba

Al di là del terrore che questi straordinari animali scatenano in noi, essi sono creature straordinarie che non finiscono mai di stupirci e (forse anche a causa della loro aurea sinistra) di affascinarci più di ogni altro animale.

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