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di Gianni Bauce (Quaderno n°8 - Novembre 2012)

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00Cavarsela da soli nella vita è sempre un gran bel problema ed è innegabile che associarsi per fornirsi aiuto reciproco rende migliori le condizioni di vita. Così, la natura ha previsto che gli esseri viventi si aggreghino per sfruttare meglio le risorse e ottenere più chance di sopravvivenza.
Individui di una stessa specie si aggregano formando popolazioni con organizzazioni sociali più o meno complesse, dalla colonia di formiche alla mandria di bufali (aggregazione intraspecifica), ma l’evoluzione naturale si è spinta oltre, promuovendo una sorta di “società a responsabilità limitata” i cui soci appartengono a specie diverse o addirittura a regni diversi (aggregazione interspecifica). Questa collaborazione tra soci eterogenei viene detta simbiosi che tra gli esseri viventi può apparire sotto diverse forme.

(Due frequenti compagni: elefante e airone guardabuoi (Bubulcus ibis))Elephant and egretIl commensalismo è la forma di simbiosi per la quale una popolazione trae beneficio dalla collaborazione mentre l’altra non subisce alcun danno. L’esempio più comune in Africa è costituito dall’airone guardabuoi (Bubulcus ibis) che si associa coi grandi ungulati come il bufalo o l’elefante. Questi ultimi, spostandosi nelle praterie disturbano piccoli anfibi, rettili e invertebrati nascosti tra l’erba i quali uscendo allo scoperto divengono facile preda dell’airone. L’airone guardabuoi approfitta dei suoi soci inconsapevoli traendo un grande vantaggio nell’usarli come un cacciatore usa il proprio cane per far alzare in volo il fagiano. Gli ungulati, invece, non ottengono né beneficio né danno da questo rapporto, ma il servizio che rendono all’airone non comporta per loro alcun dispendio aggiuntivo di energie.

(Una bufaga beccorosso (Buphagus erythrorhynchus) alla ricerca di zecche sul dorso di una zebra)Zebra and oxpeckerCon il termine mutualismo, invece si intende un rapporto più complesso che vede la collaborazione reciproca con vantaggi per entrambe le specie. La giraffa e la bufaga per esempio traggono dalla convivenza un vantaggio a doppio senso di marcia: l’ungulato, tollerando la presenza dell’uccello su di se, si ritrova ripulito dalle zecche, mentre l’uccello può banchettare indisturbato assicurandosi la razione giornaliera di cibo. Anche le api e la vegetazione fiorita si scambiano favori reciproci: le prime si nutrono del nettare messo a disposizione dalle inflorescenze, mentre le piante ottengono dagli insetti un efficace veicolo per l’impollinazione. Un po’ meno evidente e conosciuto è il rapporto di commensalismo che esiste tra gli erbivori ruminanti e i batteri del loro apparato digerente. I batteri presenti nel rumen vivono disgregando il cibo ingerito dai ruminanti, trasformandolo in modo da consentire l'assorbimento delle sostanze nutrive. Ma meno noto è l’apporto che i batteri con i loro continui cicli vitali forniscono al loro ospite:  i batteri morti, infatti, vengono a loro volta digeriti fornendo un importante apporto proteico.

(Afidi del sambuco (Aphis sambuci))
AphidNon sempre, tuttavia, il rapporto di simbiosi ha effetti positivi. Nel caso del parassitismo, infatti, soltanto una delle due specie coinvolte trae vantaggio, mentre l’altra ne ottiene un danno. Nel mondo vegetale vi sono molti esempi di piante parassite che utilizzano le risorse di altre piante a loro danno. Alcuni insetti sono parassiti delle piante che li ospitano e nel mondo animale il caso più comune è quello della zecca, un aracnide che vive tutta la vita su uno o più ospiti (a seconda delle specie) nutrendosi del suo sangue. L’ospite può contrarre infezioni e indebolirsi fino alla morte, anche se generalmente un grosso erbivoro in salute può ospitare senza grandi problemi qualche migliaio di zecche. Una sottile differenza separa il parassitismo da un’altra forma di simbiosi, la predazione. Anche nella predazione una specie trae vantaggio e l’altra svantaggio, ma la specie svantaggiata soccombe sempre, come nel caso delle zebre e dei leoni. Questi ultimi si spostano seguendo le zebre che costituiscono il loro cibo e la zebra predata viene uccisa per divenire nutrimento. Accade tra predatori ed erbivori, ma anche tra erbivori e piante di cui si nutrono. In entrambi i casi il singolo individuo della specie svantaggiata muore, ma la specie può trarre a lungo andare svantaggio o vantaggio. Una eccessiva predazione di una popolazione di erbivori al limite della soglia critica può determinarne l’estinzione nell’area, anche se in genere i carnivori sono un marginale elemento di controllo. Alcune specie erbose traggono vantaggio dall’azione degli erbivori anche in caso di “overgrazing”, altre invece possono soccombere.

(A sinitra una leonessa trascina la sua preda e a destra Hyobanche sanguinea, pianta parassita molto diffusa in Africa australe)LionessNel mondo vegetale l’antibiosi viene usata da alcune piante per prevenire la crescita di altre, in modo da monopolizzare le risorse del terreno in cui crescono, come nel caso per esempio delle conifere, sotto le cui chiome non crescono altre piante. E’ questo un modo per conquistare con la forza la propria nicchia e sopravvivere. Nel mondo animale, un fenomeno molto simile è la competizione, che può avvenire tra individui della stessa specie (intraspecifica) e tra specie diverse (interspecifica), per contendersi le risorse di una determinata nicchia.

Insomma, avere un socio può portare dei vantaggi, ma bisogna sceglierlo con attenzione per non restare in braghe di tela.

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