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di Gianni Bauce (Quaderno n°4 - Aprile 2013)

Tra i grattacieli di New York, un uomo mascherato con un’attillatissima tuta rossa e blu balza di edificio in edificio con voli acrobatici che compie attaccato a resistentissime fibre filiformi adesive che lancia dai polsi e utilizza come liane.

E’ così che per la prima volta nel 1962 gli autori Stan Lee e Steve Ditko immaginarono l’Uomo Ragno, il personaggio che divenne uno dei più famosi supereroi dei fumetti. Ma Lee e Ditko non inventarono granché, perché personaggi simili esistevano già da 500 milioni di anni (circa 100 milioni di anni prima della formazione della Table Mountain). Questi fantastici esseri sono i ragni.

I ragni sono artropodi delle classe Arachnida che si differenziano dagli altri artropodi principalmente per le quattro paia di zampe e il corpo suddiviso in due sezioni, delle quali quella addominale non è segmentata. La maggior parte delle persone, tuttavia non li conosce tanto per queste caratteristiche, quanto per la singolare proprietà di questi animali di produrre la famosa “ragnatela”.
La ragnatela è il risultato di una vera e propria tessitura di fili di materiale proteico altamente resistente e straordinariamente elastico, simile alla seta prodotta da alcuni insetti. La tenacia espressa per sezione della seta di ragno è addirittura superiore a quella dell’acciaio e viene utilizzata dal ragno per molteplici scopi.

La seta viene prodotta da sei ghiandole diverse, ciascuna delle quali produce un tipo di seta differente. Non tutti i ragni posseggono il set completo di ghiandole e la maggior parte di essi ne possiede soltanto tre o quattro. I ragni sedentari (cioè quelli che tessono ragnatele e attendono che una preda vi finisca dentro) possiedono in genere tutte e sei le ghiandole, a differenza dei ragni terricoli. Alcune ghiandole, come quelle tubuliformi, sono specifiche delle femmine e servono per produrre bozzoli, altre sono specifiche dei maschi e servono a creare contenitori per lo sperma.

(Ragno terricolo a caccia)

All’uscita di ciascuna ghiandola, si trova una coppia di filiere che estrudono in sottili fili il materiale setoso prodotto all’interno. L’estrusione non avviene per contrazione muscolare, perché i ragni non hanno muscoli, ma per aumento della pressione all’interno della ghiandola, mano a mano che la seta viene prodotta. Alcuni ragni dispongono di un organo filatore maggiormente specializzato, il cribellum, che pettina i fili sottili combinandoli in una struttura lanosa capace di “attaccarsi” meglio alla peluria degli insetti come fosse un nastro di velcro.

Molti ragni possiedono infine una sorta di pettine sulla quarta zampa, detto calamistro, attraverso il quale la seta viene indirizzata opportunamente come su un telaio azionato da abili mani esperte.
I ragni terricoli, che inseguono le loro prede, fanno un uso limitato della seta, utilizzandola per scopi riproduttivi (contenitore dello sperma o bozzolo per le uova), come “fune di sicurezza” in caso di caduta o veri e propri paracadute, oppure come materiale da costruzione per tane e rifugi.
Ma la vera meraviglia è l’utilizzo che ne fanno i ragni sedentari. Con la destrezza di mastri tessitori essi costruiscono ragnatele elaborate che fungono efficacemente da trappole per le loro prede. Tutto nasce da un singolo filo di seta strutturale del quale un capo viene attaccato ad un ramo o ad una parete, mentre l’altro viene affidato al vento che lo porterà ad aderire ad un’altra superficie. Talvolta, in assenza di vento, il ragno lo fa correre in terra fino a portarlo personalmente dall’atro capo, creando così una prima trave portante detta “ponte”.

(La singolare struttura a zig-zag dello stabilimentum)

Da questa trave il ragno tira altri fili strutturali che vanno verso terra formando una “Y” oppure verso altri rami o pareti. Attorno a questa intelaiatura, il ragno tesse una struttura di seta circolare e concentrica, a forma di disco, che unisce le travi.
Diversi tipi di seta vengono impiegati nella costruzione della ragnatela: la parte centrale viene realizzata con seta non adesiva e costituisce l’area entro la quale il ragno staziona attendendo la preda. Esternamente alla zona di attesa, il ragno tesse con fili concentrici di seta appiccicosa, una vasta area adibita alla cattura delle prede. Quest’area della tela rappresenta la vera trappola del ragno ed è generalmente separata dalla zona centrale da uno spazio privo di fili.
Il ragno, grazie a meccanorecettori posti in corrispondenza delle articolazioni, è in grado di percepire le vibrazioni della tela ed interpretare ciò che sta accadendo intorno a lui, come ad esempio se una preda è caduta nella trappola, stimandone anche le dimensioni. Alcuni ragni non attendono al centro della tela, ma in nascondigli adiacenti e percepiscono le vibrazioni della tela per mezzo di un “cavo di servizio” che li collega ad essa.

(Mirabili architetture di seta)

Altri ancora corredano la tela di una robusta struttura aggiuntiva a zig-zag, detta stabilimentum, che serve in parte ad irrobustire la struttura, ma principalmente come segnale visivo di avvertimento per prede troppo grosse, le quali, urtando la ragnatela potrebbero danneggiarla.

Chissà se anche sotto questa veste di sapienti architetti i ragni continueranno ad incuterci timore o riusciremo a guardarli sotto una luce diversa e ad apprezzarli, magari con un pizzico di ammirazione?

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