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di Gianni Bauce (Quaderno n°6 - Giugno 2013)

La vita in natura è difficile e per riuscire a sopravvivere non basta svolgere bene il proprio compito. A volte serve anche un po' di astuzia e un pizzico di inganno.

Ce lo raccontano moltissime creature che per scopi diversi e in diverse fasi della loro vita si affidano all'inganno.

Lo fanno i predatori utilizzando non solo il mimetismo delle loro pigmentazioni, ma anche una gran varietà di trucchi fantastici per non farsi scorgere dalle prede o per attirarle.
Il twig-snake (Thelotornis capensis), un serpente arboricolo della famiglia dei colubridi che predilige nutrirsi di camaleonti usa la sua colorazione mimetica per confondersi con i rami degli alberi e la lingua di un brillante colore giallo arancio per attirare le prede, che quando giungono a portata di “tiro” vengono fulminate dal suo veleno emotossico.

Grazie alla luciferina, le lucciole femmina emettono segnali luminosi per attirare i maschi. Ciascuna specie emette un particolare segnale per evitare la mescolanza interspecifica, ma le femmine di alcune specie imitano i segnali di altre per attrarne i maschi e divorarli. Anche nelle più remote profondità oceaniche, dove il buio regna sovrano, molti predatori attirarono le loro prede con lampi di luce.

(La luminescenza di una lucciola e di un Grammatostomias flagellibarba)

Nondimeno, però, le prede si affidano all'inganno per eludere o scoraggiare i predatori. Il mimetismo criptico la fa sempre da padrone e l'insetto stecco è forse il miglior imitatore dell'ambiente in cui vive, tanto che anche l'occhio più attento stenta ad individuarlo nella sua immobilità. Ma esistono altri trucchi degni di nota: ad esempio, molte specie di insetti e di rane assolutamente innocue, possiedono una colorazione aposematica (colori brillanti molto vistosi) che imita la pigmentazione di loro simili velenosi o dal gusto ripugnante. I predatori, ingannati dai colori, li evitano scambiandoli per i loro sgraditi simili. I piccoli della Heliobolus lugubris, una lucertola delle boscaglie africane, hanno una colorazione nero lucida, con strisce  discontinue giallo chiaro che le fanno assomigliare allo scarabeo del genere Anthia, il quale se molestato può spruzzare un liquido acido e puzzolente. Molti predatori, confondendo le piccole lucertole per lo sgradevole insetto, le evitano accuratamente.
Molti serpenti simulano la morte se molestati. Questo comportamento detto tanatosi, serve a scoraggiare i predatori che, per la maggior parte non sono saprofagi.
Un gran numero di lucertole pratica l'autotomia, cioè è in grado di perdere la coda se attaccate da un predatore. La coda continua a contorcersi autonomamente, attirando l'attenzione del predatore, lasciando così il tempo al rettile di fuggire ed al cacciatore un magro bottino.

(Colori aposematici di una rana Phrynomantis bifasciatus)

Nutrirsi e restare vivi non è però l'unica preoccupazione delle creature viventi. Riprodursi è l'obbiettivo principale e molte energie vengono spese per garantire questo processo. I maschi delle rane lanciano i loro ininterrotti e monotoni richiami per attirare le femmine e il miglior “cantante” ha le maggiori probabilità di attirare una femmina. Così, in alcune specie, altri maschi si affiancano al provetto cantante restando muti, ma le femmine attratte dal canto spesso si confondono e l'impostore la spunta sul campione!
La pavoncella coronata (Vanellus coronatus) depone le uova in un semplice nido a terra. Quando un predatore si avvicina, la pavoncella inizia a strillare e a correre in modo maldestro, simulando un'ala spezzata. Il predatore distratto dal facile bottino, insegue la pavoncella, che d'un tratto spicca il volo, lasciandolo con un palmo di naso e lontano dalle uova.
Un mondo difficile, insomma, ma con un pizzico di furbizia si riesce spesso ad arrivare fino all'indomani.

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