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Questa è una storia singolare, che giunge dal profondo dell'Africa, dove gli animali vagano ancora liberi nelle praterie punteggiate di alberi di msasa. E' una storia strana, al limite dell'incredibile, ma è una storia vera.

È la storia di Nzou, l'elefantessa, che venne chiamata così per ricordarle che era un elefante (Nzou in KiShona significa “elefante”), ma senza successo. Lei, infatti, voleva essere un bufalo.

Nzou aveva perso la madre e si era separata dal branco perché, nonostante le dimensioni, la proboscide, le zanne e le grandi orecchie, lei si sentiva un bufalo. Lo desiderava così tanto che iniziò a vagare per la boscaglia in cerca di una mandria di questi neri ruminanti a cui unirsi per iniziare una nuova vita con loro.

Il primo incontro non fu certo un successo. Appena provò ad avvicinarsi, un paio di grossi maschi le si lanciarono contro con le peggiori intenzioni. Nzou era già abbastanza grande per sopravvivere nella boscaglia, ma non abbastanza per tenere testa a due bufali inferociti e non poté fare altro che darsela a gambe.

Ci provò ancora con un'altra piccola mandria e con un'altra ancora, ma le cose non andarono meglio. Lei si sentiva un bufalo, tuttavia il sua aspetto era molto diverso da quello degli altri bufali ed essi non sembravano minimamente intenzionati ad accettarla tra loro.

Ogni qualvolta Nzou incontrava una mandria, tentava di unirvisi e regolarmente veniva scacciata.

Ma intanto, il tempo passava e Nzou cresceva, divenendo sempre più forte e determinata, così che un giorno, quando i minacciosi maschi dominanti di un branco cercarono di allontanarla, lei reagì caricandoli a propria volta.

Un'enorme massa grigia con grandi orecchie spalancate, infuriata dalla frustrazione di essere continuamente rifiutata, si lanciò barrendo contro gli aggressori, mettendoli in fuga. In questo modo, Nzou si guadagnò un posto ai margini della mandria.

Era già un progresso, ma lei si sentiva un bufalo e voleva esserlo a pieno diritto: non le bastava essere un “bufalo di serie B”. Così, un giorno decise che sarebbe entrata nel branco e vi avrebbe fatto parte a tutti gli effetti.

Appena i bovidi la videro avvicinarsi a grandi passi, muggirono irritati e tre grossi bufali maschi le si fecero in contro per ricordarle quale fosse il suo posto. Per nulla intimidita, Nzou li affrontò. Uno dei tre era un vecchio forte ed esperto, con il manto ingrigito dagli anni e le corna affilate. Lanciò una mortale carica, ma Nzou riuscì ad evitarlo e con una delle sue zanne lo infilzò da parte a parte. Poi toccò agli altri due aggressori e quando li ebbe uccisi entrambi dopo un duro combattimento, scosse la testa possente facendo schioccare le orecchie come una frusta e lanciando un barrito vittorioso.

Tutto il branco la stava osservando, attonito ed intimorito: le femmine avevano nascosto i piccoli tremanti tra le zampe ed i maschi, anche i più possenti, si guardavano ben bene dallo sfidarla.

Nzou li guardò tutti, uno ad uno, poi camminò fino al centro della mandria e iniziò a pascolare indisturbata.

Da quel giorno, Nzou divenne il capo della piccola mandria di bufali e tutti da allora la seguono e la rispettano.

Nonostante vedendoli camminare in fila indiana, quella creatura enorme e grigia in testa a tutti stoni un po' col resto del gruppo, la mandria di Nzou pascola felice e in armonia per le praterie punteggiate dagli alberi di msasa.

Questa è la storia di Nzou, l'elefantessa che voleva essere un bufalo nonostante il nome datole per ricordarle che non lo era.

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