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Il fiume scorre placido nel fondovalle, mentre il sole del pomeriggio arroventa l’aria. Là dove la foresta degrada dolcemente verso il margine, due grossi erbivori pascolano brucando l’erba dura e gialla dell’inverno. Sono apparentemente rilassati. Non sano che ogni loro movimento è seguito dai freddi occhi di un predatore.

Uno degli erbivori solleva il collo, scruta la prateria, poi la sete lo vince e scende al fiume. Indugia sospettoso, ma infine il collo si abbassa e la bocca scende verso l’acqua.

È quello che il predatore aspettava da tempo. La pupilla di rettile, sottile e allungata, non perde un attimo di vista la preda. Le sue zampe artigliano la sabbia, poi il predatore muove qualche passo; l’enorme e possente coda irta di scaglie da drago striscia sinuosa lasciando sulla sabbia una lunga traccia sinistra. Senza quasi emettere rumore, il rettile scivola in acqua: prima il muso con le fauci armate di mostruosi denti aguzzi, poi il corpo con la grossa corazza squamosa e infine anche la lunga coda scompare sotto il pelo dell’acqua scura. Soltanto una lieve scia a forma di freccia increspa la superficie del fiume. Una freccia che punta diritta verso l’ignaro erbivoro all’abbeverata.

Questa scena che parrebbe tranquillamente provenire dal lontano Giurassico, in realtà è uno spaccato di vita contemporanea, abbastanza comune in un qualsiasi angolo di boscaglia o foresta africana e il letale predatore non è un feroce dinosauro ormai estinto, bensì un enorme rettile altrettanto feroce, ma assolutamente contemporaneo.

Comparsi circa 100 milioni di anni fa durante il Cretaceo, i coccodrilli sembrano aver attraversato indenni il tempo e le ere, per giungere fino a noi praticamente immutati, come veri e propri fossili viventi.

Tutti i rettili hanno mantenuto in un certo qual modo l’aspetto preistorico, ma il coccodrillo ( rettile appartenente all’ordine dei Crocodili o Loricati), forse a causa delle enormi dimensioni è quello che più di ogni altro ricorda un vero dinosauro. Con i suoi anche sei metri di lunghezza e i suoi mille chilogrammi di peso è sicuramente il rettile vivente più grande del pianeta. Abitatore di tutta la fascia tropicale e sub-tropicale, pur muovendosi con disinvoltura anche sulla terra, ha fatto dell’acqua di fiumi, laghi, pozze e addirittura del mare il proprio dominio incontrastato nel quale si muove agile, silenzioso, rapido e letale. 21 specie sono sopravvissute fino a noi, delle quali soltanto una vive in Africa: il coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus).

La sua coda potente rappresenta circa il 40% della lunghezza dell’animale ed è usata principalmente per la propulsione in acqua, mentre le zampe restano perlopiù inattive durante il nuoto. Le due frontali dispongono di cinque dita unghiate, mentre le posteriore ne hanno soltanto quattro leggermente palmate. Il corpo tozzo è ricoperto di spesse scaglie che formano una corazza estremamente robusta, la quale ricopre anche la coda e parzialmente la testa; soltanto il ventre e la gola ne sono sprovvisti, rappresentando le parti più vulnerabili dell’animale.

La testa è allungata e di forma triangolare. La mascella superiore è una struttura ossea che costituisce un prolungamento del cranio, mentre soltanto quella inferiore è incernierata e può aprirsi, così che il rettile è costretto a sollevare la testa per spalancare le fauci.

Il coccodrillo è una vera e propria macchina da guerra, progettata per essere efficace e letale fin nei minimi particolari: così perfetta che l’evoluzione non è quasi intervenuta nel corso delle epoche per migliorarne le prestazioni. Quando il coccodrillo è immerso nel suo ambiente più congeniale, l’acqua, può rimanere in immersione fino ad un’ora, senza respirare (non possiede branchie, quindi non può respirare sottacqua), riducendo il proprio metabolismo e rallentando il battito cardiaco fino a poche pulsazione al minuto. Come un perfetto sommergibile, possiede “portelli stagni” che chiude ermeticamente durante l’immersione. Uno di questi è la valvola posta nella gola che sigilla le cavità aeree e l’esofago. Non possedendo labbra, infatti, la bocca non è in grado di chiudersi in modo stagno e l’acqua vi penetra quando l’animale è sommerso, così, per evitare di annegare, il coccodrillo serra automaticamente la valvola tracheale. Anche le narici e le orecchie si chiudono ermeticamente sotto la superficie dell’acqua, mentre l’occhio viene protetto da una membrana nittitante.

Occhi, narici e orecchie sono posti sulla parte superiore del muso, così che durante la navigazione in superficie essi vengono a trovarsi appena sopra la linea di galleggiamento, mentre tutto il corpo nuota sotto la superficie dell’acqua. In queste condizioni, complici le acque scure o torbide, il coccodrillo naviga in modo praticamente invisibile dalla terraferma avvicinando le prede occasionali costituite da animali all’abbeverata o che attraversano ignari i corsi d’acqua.

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