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Unico felino sociale, maestoso, forte e affascinante, il leone (Panthera leo) è senza ombra di dubbio l'emblema dell'Africa e fin dalle epoche più remote l'uomo l'ha eletto a simbolo di forza, coraggio e fierezza. Ma negli ultimi decenni, sia l'uomo che l'Africa paiono essersi dimenticati di questi tributi condannando la popolazione di questo splendido felino ad un drammatico ed inesorabile crollo.

Un tempo diffuso in tutta l'Africa, dal sud del Sahara fino al Capo di Buona Speranza (escluso soltanto dalle dense foreste pluviali centrali), oggi il leone è segregato in poche aree di conservazione, in continua lotta contro la restrizione del proprio habitat, ridottosi di quasi l'80%.

Soltanto quarant'anni fa, la popolazione dei leoni nel continente africano si aggirava intorno ai 200.000 esemplari. Oggi ne esistono meno di 30.000, un dato che, preso a se stante, non sembrerebbe destare preoccupazione (addirittura confortante se confrontato con i risultati drammatici dei censimenti di altre specie come il ghepardo o il licaone) se non fosse che, continuando di questo passo, entro i prossimi vent'anni il leone sarà soltanto più un'icona su qualche banconota africana o un macabro tappeto nel salotto di qualche cacciatore.

Nel secolo scorso il “Re della savana” era presente in circa i due terzi del continente, oggi, un rapporto della Duke University of North Carolina, in collaborazione con il Lion Program Survey della O.N.G. Panthera, rivela che da uno studio satellitare delle aree ancora abitate dai leoni sono state evidenziate soltanto 67 regioni isolate nelle quali si stima che il leone possa sopravvivere indisturbato ancora per il lungo periodo. Di queste, soltanto 15 contano una popolazione di almeno 500 individui.

Se in linea generale il felino è entrato nella lista I.U.C.N. delle specie vulnerabili, nell'Africa occidentale la situazione è ben peggiore: in tutto 500 leoni sparsi in otto regioni isolate! Qui, la I.U.C.N. lo inserisce a buon diritto nella “lista rossa” delle specie minacciate.

Responsabili principali di questa drammatica diminuzione sono la riduzione dell'habitat e il continuo conflitto con l'uomo, in particolare con le popolazioni dedite alla pastorizia. La stretta coabitazione tra leoni e pastori, spesso non mitigata da zone cuscinetto tra i pascoli e le aree di conservazione, portano alla predazione del bestiame domestico e alle conseguenti repressioni da parte dei pastori e degli agricoltori che uccidono i felini. Si stima che il Kenya perda ogni anno, a causa dei conflitti con l'uomo, 100 dei suoi 2.000 leoni allo stato selvaggio (Dt. P. Henschel, Panthera's Director), col risultato che, di questo passo, nel 2030 in Kenya il leone potrà considerarsi virtualmente estinto.

Con il successo crescente dell'eco-turismo però, anche il leone è riuscito, qua e là, a guadagnarsi la sopravvivenza acquisendo un valore economico anche da vivo. L'attrazione che esso esercita sui turisti, infatti, genera milioni di dollari per i Governi che hanno saputo investire sulla conservazione della fauna, risultando spesso un elemento determinante nella scelta delle destinazioni da parte del turismo. Tuttavia, soltanto sette di questi paesi (Botswana, Etiopia, Kenya, Sudafrica, Tanzania, Mozambico e Zimbabwe) possono vantare una popolazione di leoni superiore ai 1.000 individui, mentre In Africa occidentale, invece, “i leoni sono colpiti più duramente perché i governi locali spesso non hanno incentivi diretti per proteggerli” (Dt. Phillip Henschel). Il risultato scoraggiante, comunque, è che complessivamente, questo felino è considerato ormai estinto in ben 26 paesi del continente, nei quali era presente in passato.

Negli ultimi anni, infine, si è fatto preoccupante anche l'incremento del commercio di ossa di leone verso i mercati dell'Estremo Oriente, dove le infondate credenze della medicina tradizionale, corroborate dalla speculazione malavitosa, continuano a flagellare più di una specie in pericolo.

Perdere il leone non significherebbe soltanto perdere un simbolo. In normali condizioni, infatti, la fluttuazione di una popolazione di predatori non influenza in modo significativo quella degli erbivori, ma l'estinzione di un predatore determina effetti molto più incisivi; in particolare la scomparsa di un predatore come il leone, porterebbe pesanti sconvolgimenti in molti ecosistemi africani.

Di fronte a questi dati drammatici, è imperativo correre al riparo e a fianco degli enti governativi, sono nate molte iniziative ed organizzazioni dedite alla tutela e conservazione di questo splendido felino.

“Panthera”, con il suo Lion Program Survey, è una di queste (www.panthera.org). Nata dallo spirito naturalistico e filantropico dell'imprenditore americano Thomas S. Kaplan nel 2006, Panthera è una O.N.G. che si dedica alla conservazione delle principali specie di felini del pianeta e dei loro habitat. Con sedi a New York e Londra, l'organizzazione è anche fondatrice della Wildlife Conservation Research Unit presso la Oxford University e opera con progetti in Asia, Nord America e Sud America. In Africa è presente con progetti di studio ricerca in Africa occidentale e in Africa orientale ed australe con il progetto “Leonardo”, un'iniziativa ambiziosa che mira a ridurre e mitigare il conflitto tra uomo e leone, laddove i confini tra insediamenti umani ed aree di conservazione sono pericolosamente vicini o addirittura si sovrappongono.

Sulla stessa linea si trova il Hwange Lion Research Project (H.L.R.), nato nel 1999 ad opera del Dott. Andrew Loveridge, in collaborazione con il Dipartimento dei Parchi Nazionali dello Zimbabwe. H.L.R. si occupa dello studio dell'ecologia, della conservazione e della gestione dei leoni, con particolare attenzione nella collaborazione con le comunità locali.

Con il suo “The Long Shield Guardian Program”, esso si pone l'obbiettivo di ridurre i conflitti tra predatori e popolazione umana residente intorno all'area del Parco Nazionale di Hwange, coinvolgendo le stesse comunità nei programmi di conservazione.

Anche il noto documentarista Sudafricano Dereck Joubert, famoso per i suoi straordinari documentari sui leoni del Savuti, si è fatto promotore di un'iniziativa in collaborazione con il National Geographic, la “Big Cat Initiative” (www.animals.nationalgeographic.com/animals/big-cats), che si prefigge di sensibilizzare Governi e opinione pubblica sull'emergenza dei grandi felini in Africa e nel mondo. Big Cat Initiative sostiene attualmente ben trenta progetti sui felini in tredici diversi paesi, supportando gli operatori sul campo, l'educazione, la formazione e fornendo anche incentivi economici. In Kenya, per esempio, B.C.I. È impegnato ad educare i Masai in nuove tecniche di protezione del bestiame, alternative alla mera uccisione dei predatori.

“Ci sono poche specie che possono cambiare il panorama africano e il leone è una di queste” afferma Dereck Joubert, sottolineando l'assoluta necessità di salvare il leone dall'estinzione.

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