Condividi:

Sul terreno morbido, le impronte hanno la forma di enormi chicchi di caffè, impressi ad intervalli regolari come regolare è il passo della grande creatura. Guidano nel profondo della boscaglia, dove le spine degli arbusti graffiano la pelle e si agganciano agli abiti, come mille mani che trattengono con insistenza. Nel caldo del pomeriggio africano, soltanto il monotono richiamo della tortora dal collare spezza il silenzio, mentre ogni altro essere vivente sembra azzittito dall'afa e dal sole implacabile.

Un lieve alito di brezza ci accarezza svogliatamente la fronte: non porta sollievo al caldo insopportabile, ma ci rassicura sulla posizione. Il diavolo nero della boscaglia è li davanti, da qualche parte, e restare sottovento significa nascondergli il nostro arrivo.

L'odore delle feci ci coglie all'improvviso, denso e pungente, prima che le torte di letame ancora fumanti appaiano alla vista. La creatura è vicina.

Ronzare di mosche, poi un guizzo tra gli arbusti, laggiù nel profondo della boscaglia dove la frustata di una coda tradisce d'un tratto la presenza del diavolo.

Un passo falso,un ramo secco che si spezza sotto un piede e la creatura è subito in allarme. L'enorme testa si solleva e più di seicento chilogrammi di furia letale si muovono di scatto quando il diavolo nero si volta a fronteggiare la minaccia. Gli scuri occhi bovini sono fissi su di noi, anche se non vedono gran ché a quella distanza; le narici fiutano la brezza che, per sua clemenza, continua a soffiare verso di noi, precludendo alla bestia di individuarci, mentre le grosse orecchie pendenti sono radar attenti ad ogni ulteriore rumore. Il muso proteso in avanti, le enormi corna ricurve ed appuntite che incoronano l'animale come un elmo vichingo; i muscoli vibrano nella tensione. È una macchina da guerra pronta a caricare, immobile e letale. Trascorrono interminabili minuti, poi, d'un tratto la bestia ha un fremito, si volta e scompare trottando nella boscaglia.

Sebbene molti turisti considerino i bufali quasi alla stregua del bestiame domestico, chi conosce la boscaglia africana, nutre invece profondo timore e rispetto verso questa creatura indomita e fiera, temendone l'incontro accidentale molto più di un incontro con qualsiasi altra fiera.

“Forte come il leone, veloce come il cavallo e immune al ferro”, in Africa, da sempre il bufalo cafro (Syncerus caffer) è temuto e considerato uno degli animali più pericolosi. Membro a tutto diritto del ristretto club dei “big five”, nei racconti dei più famosi cacciatori professionisti è protagonista costante di epiche avventure e tra i Galla dell'Etiopia, l'uccisione di un bufalo è un prestigio che supera addirittura l'aver ucciso un leone.

Il più grande tra i bovidi africani (famiglia: bovidae), il bufalo maschio raggiunge il metro e mezzo di altezza al garrese e i 900 chilogrammi di peso. Il corpo massiccio e muscoloso e coperto da un mantello nero che ingrigisce sul dorso con l'età avanzata, mentre nei vitelli presenta una colorazione marrone. L'inconfondibile palco di corna, ricurve e appuntite a formare due micidiali ganci, è una caratteristica che non sfugge nemmeno ai profani e proprio questi palchi hanno purtroppo ornato ben più di una parete nelle residenze di tutto il mondo. Presenti in entrambi i sessi, le corna sono meno imponenti nelle femmine, mentre nei maschi sono unite da una massiccia protuberanza cornea detta “boss”, che come un elmetto ricopre la parte frontale della testa. Oltre che nell'aspetto delle corna, il dimorfismo tra i sessi si manifesta anche nelle dimensioni, che nel maschio possono raggiungere (seppur raramente) anche il doppio di quelle della femmina.

Appartenente alla tribù dei bovini, il gruppo di bovidi di maggior successo evolutivo, sebbene di gran lunga non più numeroso come nei secoli passati, il bufalo è un ruminante diffuso in tutta l'Africa sub-sahariana, dal livello del mare fino al limitare delle foreste montane. Mandrie di bufali si incontrano addirittura oltre i 3500 metri di altitudine sui versanti dei massicci di Kilimanjaro e Kenya, al limite superiore della fascia di foresta.

e-max.it: your social media marketing partner

Siamo professionisti

African Path si avvale per i suoi viaggi esclusivamente di guide professioniste, addestrate e registrate presso:

Zimbabwe Tourism Authority Zimbabwe Ministry of Tourism FGASA

Iscriviti alla Newsletter

Vorresti fare un viaggio in Africa ma non sei ancora deciso? Ti manderemo i nostri programmi aggiornati e ti faremo venire voglia di riempire lo zaino!