Condividi:

di Gianni Bauce (Quaderno n°1 - Aprile 2012)

Archivio Quaderni della natura>>

ghepardp

In corsa può raggiungere i 110 km/h; da zero a 80 km/h in poco più di due secondi, e a queste velocità può compiere repentini cambi di direzione senza perdere equilibrio, riuscendo a raggiungere le più veloci gazzelle della savana. Il ghepardo (Acinonyx jubatus) è una vera e propria macchina da caccia. Zampe lunghe, affusolate e muscolose, corpo snello, testa piccola per ridurre la resistenza con l’aria, artigli semiretrattili per far presa sul terreno, coda lunga e una colonna vertebrale estremamente flessibile che funge da molla per lo scatto in avanti delle zampe anteriori, tanto da consentirgli di toccare il terreno durante la corsa soltanto per il cinquanta percento del tempo, mentre per il restante è letteralmente sospeso in volo. Il ghepardo sembra progettato dall’evoluzione per essere un cacciatore perfetto, tanto che nell’antica Persia e in India esso veniva usato come animale da caccia alla stregua dei falconi.

Eppure questo felino, un tempo diffuso in Africa e Asia oggi è circoscritto in aree sempre più ristrette.

Da diecimila anni or sono la popolazione di ghepardi è progressivamente diminuita e durante gli ultimi due secoli questo processo è aumentato in modo esponenziale a causa della caccia e della riduzione delle aree selvagge.

Ma come è possibile che un animale in apparenza così perfetto rischi addirittura l’estinzione?

I fattori che contribuiscono alla fragilità del ghepardo sono molteplici. La specializzazione è uno di questi. Specializzazione, in natura, significa evolversi per adattarsi ad una nicchia specifica, divenendo estremamente efficiente nel sopravvivere in quel particolare ambiente. E’ una strategia remunerativa fino a che permangono le condizione per le quali ci si è specializzati, ma quando queste vengono meno l’individuo si ritrova senza risorse. E’ un po’ come un meccanico che si è specializzato esclusivamente su un modello di autovettura. Al principio farà affari d’oro perché il migliore sulla piazza, ma quando il modello uscirà di produzione egli si ritroverà senza lavoro.

(La pianta della zampa con gli artigli semiretrattili)

Il ghepardo, al contrario del cugino leopardo, è un felino molto specializzato: perfetto nella caccia diurna e solitaria di piccole e medie antilopi in aree aperte, si trova invece in difficoltà negli ambienti boscosi, poco adatti alla corsa, e con prede di grossa taglia. Una forte analogia si riscontra nel suo lontano parente preistorico, lo smilodonte o tigre dai denti a sciabola che possedeva canini lunghissimi, utilizzati per trafiggere e uccidere i mastodonti (grossi erbivori del Miocene), nella cui caccia si era specializzato. Quando i cambiamenti climatici portarono all’estinzione del mastodonte, la tigre dai tenti a sciabola non riuscì ad adattarsi alle nuove condizioni e subì lo stesso destino della sua preda.

Per citare un altro esempio di svantaggio che la specializzazione comporta, basti pensare che le radici dei canini del ghepardo sono poco profonde per consentire una maggior ampiezza alle vie aeree, fondamentali nell’apporto di ossigeno durante la corsa. Conseguentemente i canini sono piccoli così come lo è la mandibola a causa delle ridotte dimensioni del cranio. Ciò rende incapace il ghepardo di uccidere rapidamente una preda e di fronteggiare competitori quali iene o leoni.

Infine la sua tecnica di caccia è estremamente dispendiosa in termini di energie e il ghepardo, dopo l’uccisione della preda, necessita di almeno mezz’ora di riposo, durante la quale non si ciba ed è vulnerabile a leoni e iene. Un numero di insuccessi prolungato o la perdita della preda sottrattagli da competitori più forti può avere conseguenze fatali, soprattutto sulle femmine con prole. A questo proposito è importante ricordare quanto dannoso possa essere per la sua sopravvivenza, insistere nei pressi di una femmina di ghepardo durante un safari disturbandone la caccia.

Un altro fattore importante è la fortissima identità genetica che esiste tra i ghepardi, un po’ come se essi fossero tutti parenti tra loro. Questo fenomeno si suppone abbia origine in parte dalla drastica riduzione della popolazione che costrinse questi felini ad accoppiarsi sempre più spesso tra cugini. Inoltre la panmissia (riproduzione libera e casuale con qualsiasi altro individuo) in un ambiente omogeneo, tipica di questa specie, può aver portato ad una certa uniformità genetica tra i ghepardi.

Questa scarsa varietà ha come conseguenza l’impoverimento del patrimonio genetico, che comporta una maggiore vulnerabilità alle malattie e una riduzione della fertilità maschile.

(La somiglianza di un cucciolo di ghepardo con il ratele, un aggressivo mustelide)Ghepardo

Alcuni studiosi affermano che l’impoverimento dei geni determina anche un incremento della mortalità infantile, mentre altri sostengono che essa sia principalmente influenzata dalla presenza di nemici naturali quali leoni e iene. Questi ultimi rappresentano il pericolo maggiore per i cuccioli di ghepardo che vengono uccisi per puro istinto di competizione. Leoni e iene, infatti, pur essendo predatori notturni, non disdegnano la caccia diurna, occupando così la nicchia del ghepardo e divenendo competitori diretti.

A proposito di cuccioli, l’evoluzione ha maturato nei piccoli ghepardi una efficace strategia antipredatoria. Essi presentano una criniera dorsale e un aspetto che li fa assomigliare al tasso del miele (o ratele), un mustelide tenace ed aggressivo, dal quale anche predatori come i leoni preferiscono tenersi alla larga.

Il futuro di questa specie meravigliosa e fragile resta incerto, ma grazie all’impegno dei conservazionisti e di organizzazioni come il Cheetah Conservation Fund, il ghepardo può contare su qualche carta in più per vincere la sua battaglia per la sopravvivenza.

e-max.it: your social media marketing partner

Siamo professionisti

African Path si avvale per i suoi viaggi esclusivamente di guide professioniste, addestrate e registrate presso:

Zimbabwe Tourism Authority Zimbabwe Ministry of Tourism FGASA

Iscriviti alla Newsletter

Vorresti fare un viaggio in Africa ma non sei ancora deciso? Ti manderemo i nostri programmi aggiornati e ti faremo venire voglia di riempire lo zaino!