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di Gianni Bauce (Quaderno n°4 - Luglio 2012)

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01L’Africa offre ogni giorno spettacoli mozzafiato, ci cattura con la letale bellezza dei felini, la grazia leggiadra delle antilopi, la maestosità degli elefanti e dei grandi ungulati. Ma c’è un volto dell’Africa il cui fascino irresistibile è spesso sconosciuto a molti di coloro che mettono piede per la prima volta sul continente. Questo volto è disegnato dai colori volanti dei piumaggi e dai canti melodici delle creature appartenenti alla classe degli uccelli (Aves). Nel solo Zimbabwe si trovano più di 500 specie di uccelli, un vero paradiso per i bird-watcher e anche coloro che giungono in Africa senza sospettare di tanta meraviglia possono scoprire un mondo appassionante. Ma come approcciare il mondo degli uccelli da inesperto?

(Il becco dritto di insettivori. Ghiandaia pettolilla (Coracias caudata) e coppia di Gruccioni frontebianca (Merops bullockoides))02Osservare gli uccelli in Africa può rivelarsi più difficile di quanto sembri: la luce del giorno è violenta e uccide i colori, così che i volatili (il cui colore del piumaggio costituisce una caratteristica distintiva fondamentale) appaiono tutti come silouette monocromatiche sullo sfondo abbagliante del cielo.  E’ necessario, allora, ricorrere ad altri stratagemmi per imparare a distinguere una specie dall’altra, come per esempio osservarne le dimensioni, il modo si volare, l’ambiente in cui si muove.

Ma c’è un’altra importante caratteristica utilizzata da molti studiosi per suddividere (al di là dell’aspetto tassonomico) gli uccelli in macrogruppi e restringere il campo di ricerca al fine di facilitarne l’identificazione: la dieta.

Come avviene per la maggior parte delle specie animali, per intuire la dieta di una determinata specie di uccello è fondamentale osservare l’organo preposto alla raccolta del cibo, alla sua prima trasformazione e al trasferimento all’apparato digerente. Come nei mammiferi è importante osservare la dentizione, così negli uccelli, il becco è un chiaro indicatore della dieta seguita da ogni singola specie.

(Il becco lungo e sottile della Nettarina pettogiallo (Cinnyris venusta) raggiunge facilmente il polline dei fiori, mentre quello robusto della Bufaga beccorosso (Buphagus erithrorhynchus) è capace di estrarre le zecche)03Esistono becchi corti e triangolari, tipici degli uccelli che si nutrono di semi (passeri, canarini, tessitori, vedove), ed esistono becchi più lunghi e diritti, tipici degli uccelli che si nutrono di insetti in volo (rondini, drongo, gruccioni), "che garantisce un'ampia apertura per convogliare gli insetti direttamente in bocca" (S. Luchetti, 2012), oppure che li catturano in terra (allodole, ballerine, usignoli, storni). Le specie che si sono specializzate nella caccia agli insetti direttamente nei loro nidi, siano essi scavati nella terra o nei tronchi degli alberi, possiedono becchi sottili e incurvati, perfetti per infilarsi nelle cavità e nelle gallerie (upupa africana, upupa boschereccia), molto simili agli insetti che si nutrono di nettare (nettarine, zuccherieri).

Gli uccelli onnivori (corvi, cornacchie) possiedono invece un becco molto robusto e di notevoli dimensioni, capace di lacerare piccoli brandelli di carne come pure frantumare semi, noci e frutti.

(Due pescatori, la Cicogna beccogiallo (Mycteria ibis) e il Martin pescatore bianconero (Ceryle rudis)) 04I fruttivori (pappagalli, cocorite, turachi) possiedono un becco tozzo e più o meno adunco, a seconda delle specie, atto ad incidere i frutti. Vi sono poi uccelli specializzati nella pesca, il cui becco è lungo, appuntito e robusto, ideale per la pesca sia da appostamento (aironi, cicogne) che in immersione (martin pescatore, aninghe, cormorani) e uccelli specializzati nel nutrirsi di carne, come i rapaci e i saprofagi (aquile, sparvieri, nibbi, poiane, falchi, avvoltoi, gufi) dal caratteristico becco adunco, ideale per strappare brandelli di carne dalle prede o dalle carogne.

(Il becco adunco dell'Avvoltoio dorsobianco (Gyps africanus) e dell'Aquila pescatrice (Haliaeetus vocifer))05Esistono poi specie altamente specializzate, ciascuna con un particolare becco: le due specie di fenicotteri, con il caratteristico becco a boomerang atto a filtrare le acque salate ricche di piccoli crostacei. La spatola, con l’inconfondibile becco da cui prende il nome e con il quale “spazzola” letteralmente i bassi fondali delle pozze. La bufaga, dal robusto becco capace di estrarre le zecche dal manto dei grandi mammiferi o la cicogna becco aperto, il cui becco ha forma e funzione simili ad uno schiaccianoci, con il quale apre gusci di piccoli crostacei e lumache.

Il becco non ci dice tutto su un determinato uccello, ma ci fornisce un primo essenziale indizio, un inizio per il nostro nuovo e affascinante lavoro da bird-watcher!

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