Condividi:

di Gianni Bauce (Quaderno n°5 - Agosto 2012)

Archivio Quaderni della natura>>

01Coda prensile, dita opponibili, capacità di cambiare colore, occhi indipendenti e lingua estensibile. Con un identikit del genere è veramente difficile non riconoscere uno dei rettili più singolari del pianeta: il camaleonte (ordine Squamata; famiglia: Camaleontidae).

Tra le 83 specie, distribuite in 6 generi, in Africa australe sono presenti 19 specie di camaleonti, 15 del genere Bradipodion, 2 del genere Chamaleo e 2 del genere Rhanpholeon. Tra queste, il camaleonte orecchiuto (Chamaleo dilepis) è sicuramente il più comune perché diffuso in tutta l’area australe del continente.

La caratteristica più nota del camaleonte è forse la capacità di cambiare colore. Erroneamente attribuita alla necessità di mimetizzarsi con l’ambiente, questa caratteristica è invece relazionata allo stato emotivo dell’animale, specialmente nei maschi. Ma che dire della sua lingua rapida e lunga usata apparentemente come una mazza per catturare le prede?

(Un Camaleonte di Jackson (Trioceros jacksonii) si appresta a proiettare la lingua)Camaleonte di JacksonE’ proprio la strategia di caccia di questo rettile che proveremo ad analizzare in questo articolo, al di là delle apparenze, perché dietro alla stilettata della lingua che dura pochi decimi di secondo, si nasconde una complessa attrezzatura da caccia.

Nelle lucertole primitive come Iguanidae, Agamidae e Chamelonidae, la lingua è lo strumento utilizzato per la cattura delle prede. Tramite questo organo, la preda viene catturata sia per effetto “adesivo” (creato dal muco secreto dalle ghiandole poste sulla punta) che per effetto di “interconnessione” (ovvero la capacità della superficie linguare di insinuarsi tra le aree di aggraffaggio presenti nella preda).

Nella maggior parte dei Sauri, è la saliva o il muco a svolgere la funzione predominante nella cattura (“adesione”): è un processo semplice ma che per sua natura ha dei forti limiti nella forza di presa esercitata e questo si traduce in un limite nelle dimensioni delle prede catturabili.

I camaleonti, invece, sono in grado di catturare prede molto più grandi, integrando la propria dieta anche con piccoli vertebrati come lucertole e piccoli uccelli. Questo si deve alla tecnica “balistica” sviluppata da questi rettili, capaci di proiettare in avanti la lingua con una velocità straordinaria, estendendola per una lunghezza pari a 1 – 1,5 volte la lunghezza del proprio corpo.

Eppure, rapidità ed estensibilità non bastano a fare la differenza. Con esse, il camaleonte è riuscito a catturare le proprie prede a distanza, ma come riesce a sviluppare una forza di presa tanto superiore rispetto ai cugini Squamata?

(Le due parti principali della lingua)01L’estremità della lingua del camaleonte è dotata di una gran quantità di ghiandole epiteliali e di papille. Le prime consentono la secrezione di muco che agisce come adesivo, le seconde consentono l’interconnessione nelle pieghe della pelle e del corpo della preda. Ma la vera novità sta nella morfologia della lingua. L’estremità è tozza (come in una mazza) e a forma di tasca dalle estremità prensili. Il muscolo acceleratore centrale ha forma cilindrica, mentre i retrattori si innestano posteriormente al tessuto connettivale  che circonda il muscolo acceleratore. Una serie di altri muscoli collegano l’acceleratore all’estremità della lingua, detta “tasca”, tra i quali i retro attori della tasca stessa.

(L'attimo della cattura)01La cattura avviene in tra fasi distinte: durante la prima, la lingua viene proiettata in avanti e in circa 50 ms raggiunge la preda, colpendola come una mazza e stordendola. Nella seconda fase, la tasca cambia forma, avvolgendo l’estremità della preda (un camaleonte di medie dimensioni è in grado di avvolgere con la tasca della propria lingua l’intera testa di una lucertola) creando un effetto aggraffante, come se le dita di una mano afferrassero la preda. Nella terza fase, i muscoli retrattori richiamano il fondo della tasca creando un effetto di suzione, esattamente come una ventosa, moltiplicando la forza di presa. Tutti e tre gli effetti  (adesione, interconnessione e suzione) contribuiscono al trattenimento della preda fin tanto che la lingua si ritrae portandola alla bocca, ma l’effetto suzione (effetto “ventosa”) è in grado di aumentare di circa 3 volte la forza di presa.

Complimenti camaleonte, una strategia efficiente!

e-max.it: your social media marketing partner

Siamo professionisti

African Path si avvale per i suoi viaggi esclusivamente di guide professioniste, addestrate e registrate presso:

Zimbabwe Tourism Authority Zimbabwe Ministry of Tourism FGASA

Iscriviti alla Newsletter

Vorresti fare un viaggio in Africa ma non sei ancora deciso? Ti manderemo i nostri programmi aggiornati e ti faremo venire voglia di riempire lo zaino!