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Zimbabwe, provincia del Mashonaland Orientale: una piccola strada la cui esile striscia di asfalto sta cedendo stagione dopo stagione all'erosione, collega le cittadine di Wedza e Marondera. Sessantatré chilometri che oggi si percorrono in un'ora e mezza e che un tempo, però, quando ci si spostava a piedi, non bastava un giorno intero per coprire. I viandanti bivaccavano allora a metà strada, e coloro che viaggiavano verso nord incontravano quelli che viaggiavano verso sud, si scambiavano informazioni, consumavano una cena frugale davanti al fuoco e trascorrevano una notte di riposo prima di salutarsi e ripartire l'indomani. Questo luogo si chiama ancor oggi Imire, che in lingua KiShona significa “Il luogo dell'incontro”.

Ma Imire non è soltanto un luogo d'incontro per viaggiatori: qui, molto tempo fa si sono incontrate due culture e da esse è nato un progetto che ancor oggi fornisce un sostanziale contributo alla conservazione.

La storia ha inizio nei lontani anni '70, quando la Rhodesia era stretta nella morsa delle sanzioni internazionali e Norman Traves con sua moglie Gill erano tra i tanti agricoltori che lottavano contro le avversità per sopravvivere. Imire era una terra di coltivazioni del tabacco e Norman vi era giunto nel lontano 1948. Amava la terra, ma ancor di più amava la fauna selvaggia dell'Africa che sebbene ancora popolasse le boscaglie e le praterie, aveva subito un grave tracollo a cavallo dei due secoli a causa della caccia indiscriminata e della riduzione dell'habitat. Un pomeriggio d'inverno, osservando i vasti territori di Imire che si estendevano attorno alla sua fattoria, Norman immaginò che quella terra un giorno potesse essere di nuovo popolata da migliaia di animali selvaggi che in qualche modo potessero coesistere con le attività agricole. Due culture diverse e spesso opposte, quella dell'agricoltore e quella del conservazionista, ma che in quel momento si erano incontrate per un istante ad Imire. Forse Norman non lo sapeva ancora, ma il suo cuore era quello di un conservazionista e la visione che ebbe quel giorno iniziò a prendere la forma di un progetto.

Acquistò un vecchio autocarro bianco e dopo essersi accordato col Dipartimento di Parchi Nazionali, si recò a Mana Pools e acquistò un certo numero di antilopi dalle quote in eccesso del Parco: impala, cobo, antilopi alcine, kudu. Eresse nella sua proprietà recinzioni a protezione delle zone coltivate e, con una serie interminabile di viaggi, vi trasportò gli animali. Poi si guardò intorno e si domandò se mai ce l'avrebbe fatta a portare avanti un progetto di simili proporzioni con così pochi fondi. Ma Norman era pronto ad assumersi il rischio e scacciò il dubbio come una mosca fastidiosa.

Molti degli animali introdotti ad Imire sopravvissero e iniziarono a riprodursi con successo tanto che anche il Dott. John Condy, veterano dell'operazione Noha, si interessò al progetto e offrì il suo aiuto. Il turismo iniziò ad interessarsi alla fattoria degli animali di Norman, attirando l'attenzione anche dei farmer vicini. Era nata la prima commercial farm della Rhodesia e, in un momento in cui di soldi ne circolavano pochi, lo scambio di animali prese piede, favorendo lo scambio di geni tra le popolazioni di erbivori ed il conseguente irrobustimento della popolazione. Fu introdotto così il concetto di game sale, già noto in Sudafrica, che permise di sostituire la pratica dello sfoltimento selettivo (culling), praticato nei Parchi e nelle riserve, con il commercio dei capi in eccesso, che andavano a rinfoltire le popolazioni nelle nuove game farm.
Poi venne la guerra. La fattoria di Norman subì parecchi attacchi fino al 1980, quando finalmente le ostilità terminarono. La Rhodesia non esisteva più, era nato lo Zimbabwe, ma i problemi restavano gli stessi se non peggiori.

A metà degli anni '80, la pressione del bracconaggio sulla fauna dei Parchi Nazionali raggiunse tali livelli che il Dipartimento decise di traslocare le specie più minacciate in aree più protette. Centoventi rinoceronti neri vivevano ancora in libertà nei Parchi Nazionali e molti di essi vennero inviati in “aree di protezione intensiva”, identificate nelle game farm più organizzate. Nel 1987, sette cuccioli di rinoceronte nero, tra i quattro ed i sei mesi di età, vennero affidati alla proprietà di Imire. Judy, la figlia di Norman, ricorda quei momenti come tra i più belli della sua vita: -”Eravamo assolutamente impreparati ad una cosa simile, ma determinati a portarla avanti. Ogni sera allattavamo i cuccioli in cucina col biberon: immagina di avere sette piccoli rinoceronti affamati che scorrazzano in cucina! C'era una tale confusione, ma era tutto così eccitante!”-

Noddy, Fumbi e Sprinter, i tre maschi e Cuckoo, D.J., Amber e Mvu, le quattro femmine vennero così cresciute fino all'età di otto anni, in stato di animali semi-domestici, mantenendo la familiarità con l'uomo. Negli anni seguenti, il programma di riproduzione (Black Rhino Breading Program) ottenne un grande successo, siglato dalla nascita di ben quattordici cuccioli. Ben tredici rinoceronti furono restituiti al Dipartimento dei Parchi Nazionali e reintrodotti in natura, la maggior parte dei quali nel Matusadona National Park ed uno anche in Botswana. Di uno di questi animali ho un personale ricordo, si tratta della piccola Chewore, poco più grande di un maialino, che sedici anni fa incontrai a Tashinga, nel Matusadona, senza ancora conoscere il suo luogo di nascita: Imire.

Ma la storia di Imire non è solo fatta di eventi positivi: il 7 Novembre 1997, la riserva perse in un solo colpo un'intera generazione di rinoceronti durante un attacco da parte di bracconieri che ne uccisero tre, inclusa una piccola nascitura ancora nel ventre della madre.

In quell'occasione, un'altra madre venne uccisa e cadendo, coprì con il corpo il proprio cucciolo di pochi mesi che venne così nascosto alla barbaria dei predoni. Il suo nome era Tatenda, che in KiShona significa “grazie” ed oggi, Tatenda crebbe insieme ad una piccola famiglia di facoceri, con la quale mantiene ancora ottimi rapporti e tutt'oggi fa parte dei quattro rinoceronti neri che vivono ad Imire, protetti giorno e notte da guardie armate con fucili automatici e tenuti la notte in luoghi diversi per ridurre le probabilità di un altro massacro in caso di attacco.

Il Black Rhino Breading Program continua ad essere portato avanti dai discendenti di Norman, la nipote Kate ed il compagno Chris, e Tatenda ne fa parte insieme ai compagni Shanu, Gomo e KamuChaCha. Questi ultimi due, tra l'altro, saranno presto genitori di un piccolo rinoceronte!

Oggi, Imire copre un'area di 10.000 acri, costituita da boscaglia di miombo e msasa, savana erbosa, margine fluviale e colline rocciose, nelle quali, oltre a rinoceronti neri e bianchi, vivono elefanti, bufali, giraffe, zebre, gnu, dieci diverse specie di antilopi, un leone ed una iena, insieme ad una varietà di ben centocinquanta specie diverse di uccelli.
Ad Imire è attivo un programma di volontariato ristretto ad un massimo di dieci volontari, che operano a stretto contatto con i rinoceronti ed oltre al Black Rhino Breading Program, Imire si occupa di numerosi progetti di educazione all'ambiente ed alla conservazione, dedicati ai bambini delle scuole tra i 7 e i 12 anni. -”Sono il futuro.”- dice Kate, -”A loro sarà affidato ciò che rimane della nostra fauna e devono essere consapevoli del suo valore.”-

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