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Il 17 Maggio del 1960, il primo generatore della diga di Kariba entrò in funzione. Fu un giorno memorabile per l’economia ed il progresso tecnologico della Rodhesia (l'attuale Zimbabwe) e dello Zambia, ma non altrettanto positivo per l’ecosistema di una regione e l’identità culturale di un popolo.
Dove ora giace il calmo ed infinito specchio d’acqua del lago Kariba, un tempo c’era una valle rigogliosa solcata dallo Zambesi, ricca di vegetazione e di fauna, che il popolo Ba-Tonka abitava da tempo immemorabile. Quando le chiuse della diga vennero serrate, l’acqua dello Zambesi iniziò ad allagare la valle segnandone per sempre il destino.
Chilometri quadrati di terra vennero sommersi. Alla popolazione Ba-Tonka vennero assegnate altre terre per ricostruire i loro villaggi, ma la loro storia, i loro luoghi di sepoltura, vennero rubati per sempre dall’acqua.
Ma nella tragedia che questa ciclopica opera provocò, l’uomo ottenne un piccolo riscatto, portando a compimento una delle più impressionanti e memorabili opere di salvataggio che mai sia stata compiuta nella storia umana dai tempi dell’Antico Testamento.

 

La gigantesca operazione di salvataggio condotta dal Dipartimento dei Parchi Nazionali della Rhodesia prese il nome proprio da colui che l’Antico Testamento investì dell’incarico di salvatore delle specie animali dal diluvio universale: Noè.
L’operazione Noè (Noha Operation) ebbe inizio nel Marzo del 1959 e si prefisse di salvare il maggior numero di forme di vita animale dall’inondazione della valle, oggi bacino del lago Kariba. Ebbe proporzioni enormi e vide impiegati sul campo un cospicuo team di persone tra ranger, veterinari, esperti in zoologia che, sotto la guida del Ranger Rupert Fothergill, operarono ininterrottamente fino al Dicembre dello stesso anno, quando la stagione delle piogge decretò, loro malgrado, la sospensione delle attività. Queste ripresero e proseguirono durante le stagioni favorevole fino al 1964. Non furono soltanto i grandi mammiferi ad essere evacuati e ricollocati sul versante meridionale della valle, occupato dalle colline del Matusadona, ma anche i piccoli roditori e i rettili, tra i quali varie specie di serpenti velenosi. Al termine dell’operazione, circa 6000 animali di una quarantina di specie differenti furono catturati e ricollocati altrove. Il risultato fu ammirevole e l’odierno Parco Nazionale di Matusadona rappresenta il raggiungimento dell’ambizioso obbiettivo che un pugno di uomini si prefissero nel lontano 1959. Un grande esempio di dedizione, lungimiranza e amore per il patrimonio naturale.

(Questo articolo è dedicato a Roger Gower e a tutti coloro che hanno dato la vita per proteggere la fauna Africana)

Foto credits: Kariba Dam Museum, Kariba, Zimbabwe

    

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