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Dopo Cecil, maestoso leone di Hwange in Zimbabwe, ora anche Mohawk, in Kenya è stato ucciso. Due situazioni diverse, due motivazioni diverse, ma intanto un paio di splendidi maschi nel pieno vigore della loro esistenza sono stati spazzati via.
Qualcuno potrebbe dire "sono soltanto due leoni", già... soltanto due tra migliaia e migliaia; ma anche il mare è fatto di gocce e a furia di prosciugare gocce si prosciuga tutto il mare. Il mare dei leoni non più un mare così vasto ed il giorno in cui ci sveglieremo e lo troveremo asciutto, sarà ormai troppo tardi.


Unico felino sociale, maestoso, forte e affascinante, il leone (Panthera leo) è senza ombra di dubbio l'emblema dell'Africa e fin dalle epoche più remote l'uomo l'ha eletto a simbolo di forza, coraggio e fierezza; "Hic Sunt Leones" scrivevano gli antichi sulle mappe dell'Africa ancora inesplorata.
Negli ultimi decenni, sia l'uomo che l'Africa paiono tuttavia essersi dimenticati dell'importanza del leone condannando la popolazione di questo splendido felino ad un drammatico ed inesorabile declino.
Un tempo diffuso in tutta l'Africa, dal sud del Sahara fino al Capo di Buona Speranza (escluso soltanto dalle dense foreste pluviali dell'africa centrale), oggi il leone è segregato in poche aree di conservazione, costretto ad una strenua lotta per sopravvivere alla restrizione del suo habitat che negli ultimi due secoli si è ridotto di quasi l'80%.
Soltanto quarant'anni fa, la popolazione dei leoni nel continente africano si aggirava intorno ai 200.000 esemplari. Oggi ne esistono meno di 30.000, un dato che, preso a se stante, non sembrerebbe destare preoccupazione (addirittura confortante se confrontato con i risultati drammatici dei censimenti di altre specie come il ghepardo o il licaone) se non fosse che, continuando di questo passo, entro i prossimi vent'anni il leone sarà soltanto più un'icona su qualche banconota africana o un macabro tappeto nel salotto di qualche cacciatore.


Nel secolo scorso il “Re della savana” era presente in circa i due terzi del continente, oggi, un rapporto della Duke University of North Carolina, in collaborazione con il Lion Program Survey della O.N.G. Panthera, rivela che da uno studio satellitare delle aree ancora abitate dai leoni sono state evidenziate soltanto 67 regioni isolate nelle quali si stima che il leone possa sopravvivere indisturbato ancora per il lungo periodo. Di queste, soltanto 15 contano una popolazione di almeno 500 individui.
Se in linea generale il felino è entrato nella lista I.U.C.N. delle specie vulnerabili, nell'Africa occidentale la situazione è ben peggiore: in tutto 500 leoni sparsi in otto regioni isolate! Qui, la I.U.C.N. lo inserisce a buon diritto nella “lista rossa” delle specie minacciate.
Responsabili principali di questa drammatica diminuzione sono la riduzione dell'habitat e il continuo conflitto con l'uomo, in particolare con le popolazioni dedite alla pastorizia. La stretta coabitazione tra leoni e pastori, spesso non mitigata da zone cuscinetto tra i pascoli e le aree di conservazione, portano alla predazione del bestiame domestico e alle conseguenti repressioni da parte dei pastori e degli agricoltori che uccidono i felini. Si stima che il Kenya perda ogni anno, a causa dei conflitti con l'uomo, 100 dei suoi 2.000 leoni allo stato selvaggio (Dt. P. Henschel, Panthera's Director), col risultato che, di questo passo, nel 2030 in Kenya il leone potrà considerarsi virtualmente estinto. Negli ultimi anni, infine, si è fatto preoccupante anche l'incremento del commercio di ossa di leone verso i mercati dell'Estremo Oriente, dove le infondate credenze della medicina tradizionale, corroborate dalla speculazione malavitosa, continuano a flagellare più di una specie in pericolo.

Con il successo crescente dell'eco-turismo però, anche il leone è riuscito, qua e là, a guadagnarsi la sopravvivenza acquisendo un valore economico anche da vivo. L'attrazione che esso esercita sui visitatori infatti, genera milioni di dollari per i Governi che hanno saputo investire sulla conservazione della fauna, risultando spesso un elemento determinante nella scelta delle destinazioni da parte del turismo. Tuttavia, soltanto sette di questi paesi (Botswana, Etiopia, Kenya, Sudafrica, Tanzania, Mozambico e Zimbabwe) possono vantare una popolazione di leoni superiore ai 1.000 individui, mentre In Africa occidentale, invece, “i leoni sono colpiti più duramente perché i governi locali spesso non hanno incentivi diretti per proteggerli” (Dt. Phillip Henschel). Il risultato scoraggiante, comunque, è che complessivamente, questo felino è considerato ormai estinto in ben 26 paesi del continente, nei quali era presente in passato. Noi, durante in nostri safari in Zimbabwe e nell'Africa Australe in genere, dedichiamo sempre un'attenzione particolare alla ricerca di questo straordinario e affascinante felino ed avvistarlo, osservarlo o semplicemente udirne il ruggito nella notte Africana è sempre un'esperienza indimenticabile.
Perdere il leone non significherebbe soltanto perdere un simbolo. In normali condizioni, infatti, la fluttuazione di una popolazione di predatori non influenza in modo significativo quella degli erbivori, ma l'estinzione di un predatore determina effetti molto più incisivi; in particolare la scomparsa di un predatore come il leone, porterebbe pesanti sconvolgimenti in molti ecosistemi africani. “Ci sono poche specie che possono cambiare il panorama africano e il leone è una di queste” afferma Dereck Joubert, documentarista e conservazionista sudafricano, sottolineando l'assoluta necessità di salvare il leone dall'estinzione. L'Africa senza di lui non sarebbe più la stessa.

 

 

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