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Sessant'anni fa, nel 1959, nell'allora Rhodesia (oggi Zimbabwe) veniva inaugurata uno delle opere idriche più grandi e spettacolari del continente africano: la diga di Kariba.

 

 

Con un'opera ciclopica, portata avanti con maestria da un'impresa Italiana, il corso dello Zambesi venne sbarrato in prossimità della gola di Kariba e il più grrande lago artificiale dell'Africa prese forma in quella che un tempo fu parte della valle dello Zambesi. L'impatto economico fu enorme e ancora oggi la diga di Kariba (sebbene un po' trascurata e malandata) fornisce ancora energia elettrica allo Zimbabwe.


Ma una simile opera non potè non avere anche un forte impatto ambientale, e se dal un lato permise di ridurre le emissioni in atmosfera delle centrali a carbone e di cessare il taglio delle foreste settentrionali per produrre carbone di legna, dall'altro sommerse un vasto ecosistema.
In questo periodo, una delle più straordinarie ed epiche operazioni di salvataggio ebbe luogo ad opera del Senior Ranger Rupert Fothergill e dei suoi 59 uomini. Gli scout del National Parks, sotto la guida di Fothergill portarono in salvo più di 6000 animali selvatici (dagli elefanti ai serpenti, ai piccoli roditori, senza distinzione di dimensioni) che altrimenti avrebbero trovato la morte per annegamento mano a mano che le acque si innalzavano.

L'operazione prese il nome di "Operation Noha" e nessun altro nome sarebbe risultato più adatto. La storia di questo manipolo di eroi e della formazione del lago Kariba è raccontata nel libro "All'ombra dell'albero delle salsicce" (G. Bauce)

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