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La storia del rapporto tra uomo ed animali predatori è antica quanto la sua esistenza ed è una storia in cui l'uomo riveste ruoli diversi e sovrapposti. Una storia che, perdurando tutt'oggi, ha visto l'uomo ed i suoi antenati sia nel ruolo di prede che di concorrenti dei grandi predatori, in larga misura costituiti da carnivori, in quanto rettili, pesci e uccelli hanno rappresentato una causa di morte ben inferiore per uomini e ominidi rispetto a quanto hanno invece fatto canini ed artigli.
All'epoca della comparsa dell'uomo sulla terra, diverse specie di carnivori erano già presenti e godevano di un eccellente successo evolutivo. Se i giganteschi Creodonti erano scomparsi già da molto tempo, altri grandi carnivori condividevano con gli ominidi l'habitat della savana: c'erano “falsi felini” dai canini enormemente sviluppati, conosciuti col nome di Dinofelis o più comunemente Tigri dai denti a sciabola. C'erano poi veri e propri felini, come leopardi del genere Megantereon o leoni dei generi Machairodus e Homotherium o gigantesche iene primitive del genere Euryboos e Percrocuta e ancora grandi carnivori marsupiali che rimasero per lungo tempo contemporanei anche al genere Homo.

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Nell'epoca moderna, i leoni mangiatori di uomini sono diventati casi rarissimi, anche perché gli animali che si macchiano di antropofagia vengono prontamente abbattuti, interrompendo così la catena della trasmissione culturale. Tuttavia ci sono stati episodi che hanno coinvolto sia la popolazione locale che alcuni turisti. Una delle più grandi stragi umane compiute dai leoni in epoca contemporanea avvenne nel Kruger National Park alla fine degli anni '80, quando una grande quantità di profughi fuggì dal Mozambico ancora infiammato dalla guerra civile, entrando in Sudafrica proprio attraverso il Kruger. L'immigrazione clandestina avveniva di notte per eludere la sorveglianza ed i leoni del parco, ben presto compresero quando questi uomini indifesi fossero prede facili e appetibili. Il numero dei profughi uccisi è sconosciuto, ma di certo supera le centinaia di vittime. Anche alcuni turisti sono rimasti vittime del “re della foresta”: 1963, nel Parco Nazionale del Serengeti, una leonessa trascinò fuori dalla tenda un turista e lo uccise.

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di Gianni Bauce (Appunto n°8 - settembre 2013)

Uscendo dalla città di Harare lungo la strada per Masvingo e il Sudafrica, passando di fronte ai grandi capannoni delle industrie del tabacco, si incontra una piccola via trasversale, Amalinda street.

All'ombra degli alberi di msasa e delle jacaranda, si percorrono poche centinaia di metri prima di raggiungere il cancello che porta ad un piccolo paradiso.

Un paradiso perché qui vi hanno trovato una speranza di vita centinaia di orfani e bambini di strada. Un paradiso perché soltanto in paradiso operano gli angeli, e qui di angeli se ne trovano parecchi.
Siamo alle porte di New Start, l'orfanotrofio fondato e gestito dal Dottor Saleem Farag, un medico egiziano in pensione che ha dedicato più di un terzo della sua vita ("Il periodo più interessante", dice il Dr. Farag) ai bambini orfani di Harare.

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di Gianni Bauce (Appunto n°7 - Luglio/Agosto 2013)

Great Zimbabwe

Il sole scende sull'orizzonte, velando d'oro il granito che si fonde con le pietre accuratamente tagliante e disposte l'una sull'altra. L'arte della natura che ha scolpito i graniti giganteschi si mescola e si confonde con l'arte dell'uomo che qui, nel cuore dell'Africa australe, un migliaio di anni or sono ha creato città di pietra uniche nell'Africa subsahariana.

Quando l'Europa moriva di peste, nell'oscuro medio evo, qui, a nord del fiume Limpopo, una delle più ricche e potenti civiltà africane raggiungeva il massimo splendore. All'interno delle città di pietra, Zimba za na babwe, si commerciava oro, avorio, rame e prodotti dell'entroterra con i mercanti arabi della costa e la Grande Zimbabwe era il cuore di questa economia terziaria unica nell'Africa meridionale. Verso la fine del VI secolo, a Great Zimbabwe vivevano dalle 3000 alle 9000 persone (vi sono stime controverse in proposito) mentre centinaia di comunità minori e villaggi ruotavano attorno a questo polo commerciale.

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di Gianni Bauce (Appunto n°6 - Giugno 2013) 

Ammaliati dall'Africa, distratti dal suo irresistibile richiamo, siamo sempre così intenti a studiarla da dimenticarci di ciò che accade dietro casa, della vita che in nodo del tutto analogo a quella che prospera nel continente africano, fiorisce, cresce e meraviglia in egual maniera.

Così ci lustriamo spesso nel conoscere nomi di piante ed animali tropicali, scoprendoci poi molto ignoranti su quanto cresce nel nostro stesso giardino.

Per questo, nel numero corrente di questa rubrica tentiamo un azzardato, ma interessante, parallelismo con le attività di eco-turismo africane, spostandoci in Italia, dove in una graziosa e verdeggiante valle è possibile compiere una sorta di “walking safari” alla scoperta delle erbe che proliferano sul territorio.

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