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di Gianni Bauce (Appunto n°2 - Novembre 2012)

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M'Phingwe, MozambicoMozambico centrale: Villa Gorongosa dista poco meno di 200 km e ne mancano soltanto una quarantina per raggiungere lo Zambesi. Qui, sull’interminabile arteria asfaltata il cartello dello M'Phingwe lodge risalta come un oasi in mezzo al deserto. Fermarsi qui non significa soltanto rifocillarsi con una buona bistecca nel grazioso ristorante; significa anche uscire per un attimo dalla monotonia del viaggio, allontanarsi dalla strada, sul cui asfalto il caldo sembra insopportabile e rifugiarsi all’ombra di un piccolo giardino botanico e (perché no?) magari anche pernottare nelle modeste ma confortevoli casitas.

Seduti al tavolo non si può far a meno di notare la vetrinetta con i bei manufatti in legno, appoggiata al muro e per coloro che vorrebbero sapere qualcosa in più su quei semplici, ma graziosi oggetti d’artigianato, il consiglio è di ritagliarsi ancora un po’ di tempo prima di ripartire. Imboccate la deviazione lungo la pista che riporta alla strada asfaltata e seguite il sentiero per poco meno di un chilometro, così da raggiungere la segheria di James White, il titolare di M'Phingwe.

(A sinistra: James consegna il diploma a fine corso. A destra: riforestazione)M'Phingwe, Mozambico. James WhiteJames è un vecchio rodhesiano, emigrato in Mozambico appena dopo la guerra. Alto, magro, sguardo duro, non sorride mai, ma ti accoglie sempre a braccia aperte. Si vede che è un uomo speciale e anche la sua segheria lo è. Il legno che vi si lavora proviene tutto dalla proprietà di James, un estesa porzione di territorio ricoperto di foresta. Qui, seguendo una tecnica svedese, James ha messo a punto un programma di riforestazione che consente di ripiantare più alberi di quanti non se ne taglino per alimentare la segheria. Ma non è tutto.

In uno dei capannoni James White ha creato una piccola scuola d’artigianato in cui insegna ai giovani l’arte della lavorazione del legno, e i manufatti esposti nella vetrinetta provengono proprio da qui. Questa è una scuola molto speciale perché i ragazzi non imparano soltanto a lavorare il legno, ma anche a costruire le macchine e le attrezzature utilizzando componenti e materiali facilmente reperibili sul posto.
Così, un tornio costruito con un vecchio motore elettrico, una cinghia, due rotaie di ferro saldate e un albero produce piatti e scodelle, mentre utensili ricavati da vecchie zappe danno forma a splendidi vasi. “Se mi limitassi ad insegnare loro come lavorare il legno”- dice James White  “una volta usciti da qui non potrebbero affrontare la spesa per l’acquisto di una pialla o di un tornio e nessuno di loro sarebbe in grado di iniziare un’attività. Tutto ciò che hanno imparato sarebbe presto dimenticato, in questo modo, invece, do loro la possibilità di iniziare una piccola impresa con pochissimi soldi.”-

E’ forse questo a conferire ai manufatti della scuola di M'Phingwe un incredibile valore aggiunto e noi, quei piatti e quelle scodelle li abbiamo acquistati proprio per questo.

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