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di Gianni Bauce (Appunto n°1 - gennaio 2013)

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NyaminyamiNonostante gli avvertimenti degli sciamani Ba-Tonka che temevano l’ira dello spirito Nyaminyami, nel 1955 vennero avviati i lavori di costruzione di quella che diverrà una delle dighe più grandi dell’Africa, seconda solo a quella di Abu Simbel sul Nilo.

Il boom industriale che investì la Rhodesia (odierno Zimbabwe) negli anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, determinò un vertiginoso aumento della richiesta di energia elettrica, che a quell’epoca veniva generata prevalentemente da centrali termoelettriche a carbone, il cui combustibile proveniva principalmente dalla miniera di Wankie (l’odierna Hwange). Le miniere di rame del nord producevano senza sosta per soddisfare le richieste del mercato ed il carbone iniziò a non bastare più e le linee di trasporto si saturarono cosicché la nazione fu sull’orlo del collasso. 

Nel decennio che seguì il 1946 venne allora attuato il tragico piano “Cardwood” attraverso il quale si integrò il carbone delle miniere con legname proveniente dalle foreste del nord. In dieci anni, 917 chilometri quadrati di foresta vennero abbattuti con un impatto ecologico disastroso. La situazione venne temporaneamente tamponata importando energia elettrica dalla centrale di Le Marine, nel Congo Belga, paese la cui instabilità politica  costituiva però una pericolosa incertezza.

Così prese piede l’idea di costruire una diga in territorio Rhodesiano per produrre energia idroelettrica. I siti prescelti furono una zona sul fiume Kafue e la valle di Kariba sullo Zambesi. Sebbene il progetto sul Kafue risultasse più economico e l’area fosse sismicamente più adatta, il Governo Rhodesiano optò per Kariba. In quel periodo, infatti, sulla federazione delle Rhodesia soffiavano già venti di scissione e la Rhodesia del Sud volle portare in casa la preziosa centrale.

Nel 1960, alla presenza della Regina Elisabetta di Inghilterra, la diga venne inaugurata ed il bacino a monte del muro venne riempito: erano passati cinque anni dall’inizio dei lavori.

Come profetizzato dagli sciamani, lo Zambesi ed il suo spirito Nyaminyami parvero adirarsi non poco. Tralasciando l’ingente costo di vite umane richiesto dalla costruzione (le bianche tombe dei tecnici e degli operai rimasti uccisi sul cantiere sono ancor oggi ben visibili sui pendii a valle della diga), i popolo Tonka venne rilocato sulle zone più alte dei versanti e diviso dal lago artificiale, sotto il quale le loro tombe e la loro storia erano stati sepolti. Inoltre vari eventi funesti sconvolsero il paese nei successivi anni, a partire dall’invasione di una misteriosa mucillaggine che fu sul punto di soffocare la vita del lago artificiale di Kariba, fino alla “Guerra della Boscaglia” che perdurò per i successivi dieci anni, costando un numero elevatissimo di vite umane e culminando con la fine della Rodhesia e la nascita dello Zimbabwe.

Tuttavia, gli effetti positivi ci furono eccome. Intanto i dieci generatori da 132 MW ciascuno, 6 dei quasi collocati sul lato meridionale (Zimbabwe), fornirono energia “pulita” per alimentare le industrie. In tal modo l’abbattimento delle foreste settentrionali cessò e calarono drasticamente le emissioni di fumi provocate dalle vecchie centrali termoelettriche. Fu un vantaggio tanto grande da far passare quasi inosservati i benefici secondari indotti dall’opera, quali il turismo sulle sponde del lago, la pesca, l’irrigazione agricola. Non ultima la nascita del Parco Nazionale di Matusadona, creato in seguito all’Operazione Noha” che vide i Ranger rhodesiano impegnati nel rilocare ogni forma animale sul versante meridionale della valle mentre questa veniva allagata progressivamente.

Oggi, la diga produce ancora energia elettrica e la centrale sul versante dello Zambia è in corso di ampliamento. Il sito può essere visitato e il muro della diga costituisce un valico di frontiera che unisce Zimbabwe e Zambia.

Kariba si trova in un’area ad elevato rischio sismico (si verificano un centinaio di scosse all’anno, con un picco di 868 nel 1963!), ma i Tonka, ogni volta che si sente il muro tremare dicono che sia lo Nyaminyami, spirito dello Zambesi, che spinge contro la parete tentando di abbatterla.

 

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