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di Gianni Bauce (Appunto n°5 - Maggio 2013)

L'enorme e antico lago che si estendeva su buona parte dell'Africa australe e che si prosciugò circa diecimila anni fa, a nord del fiume Kway in Botswana, assume il nome di depressione di Mababe. Lasciando la frescura del fiume e piegando verso nord, si entra nel grande Parco Nazionale di Chobe, proprio in prossimità del villaggio di Mababe. Da qui, seguendo la pista di sabbia profonda del “Sand Ridge”, si costeggia per più di cinquanta chilometri un crinale sabbioso, il Magwikhwe Sand Ridge ben visibile sulla sinistra, che altro non è che la sponda occidentale dell'antico lago. Il crinale prosegue per sessanta chilometri prima di piegare verso est in un anfiteatro ampio quasi trenta chilometri. In un solo punto la cresta sabbiosa si interrompe, appena prima dell'anfiteatro, dove un canale lo attraversa. Questo canale è il Savute.

La breccia scavata nel crinale sabbioso ci rivela che migliaia di anni or sono, il Savute collegava il grande lago con il bacino del fiume Linyanti, che più avanti assume il nome di Chobe.

Il Savute è un fiume bizzarro ed evanescente che non segue l'alternanza regolare di piena e secca imposto dalle stagioni, ma si abbandona ai capricci, rifiutandosi di scorrere anche per decine di anni. Il primo periodo di secca registrato dall'uomo risale al 1888 e durò ben settant'anni. Durante questo periodo, una colonia di Acacia erioloba crebbe nell'alveo asciutto e i tronchi annegati dal ritorno dell'acqua e sopravvissuti al tempo, sono visibili ancora oggi.

Il Savute riprese a scorrere nel 1957, annegando le acacie e continuò fino al 1966, dopo il quale si prese una pausa di circa un anno. Dopo la pausa, ritornò a scorrere come un normale fiume fino al 1979, quando si inaridì nuovamente. Le ultime pozze d'acqua del Savuti evaporarono nel 1982.

Il fiume evanescente restò nascosto per altri sedici anni e finalmente nel 2008 è ritornato ad accarezzare la boscaglia con le sue acque, per la gioia degli elefanti e dei loro inquilini.
Le ragioni di questo strano comportamento sono da ricercarsi nella geologia dell'area. La pendenza dell'alveo del Savute è così lieve da raggiungere a malapena i 2 centimetri per chilometro di lunghezza e la regione che attraversa è soggetta ad un'intensa attività sismica. Bastano piccoli movimenti tettonici per cambiare la pendenza del fiume da positiva a negativa, così da interromperne lo scorrimento.

L'area del Savute è una zona meravigliosa, ricca di fauna, dove è facile incontrare elefanti, leoni, iene, licaoni e leopardi e proprio in quest'area vive uno dei più numerosi branchi di leoni del Botswana, specializzatosi addirittura nella caccia all'elefante.
Lo sanno bene i documentaristi sudafricani del National Geographic, Dereck e Beverly Joubert, che in quest'area trascorsero ben otto anni della loro vita studiando e documentando il comportamento di iene e leoni. Da questa esperienza scaturirono famosi documentari, tra i quali “Eternal enemy” e un meraviglioso libro fotografico dal titolo “Hunting in the moon” che raccontano l'interazione tra i branchi di leoni e iene residenti nell'area.
Anche lo zoologo Rafi Ben-Shahar trascorse molti anni nel Savute, compiendo un'accurata indagine sulla popolazione degli elefanti, con i quali ebbe un terribile incidente che tuttavia non fiaccò la sua passione per i pachidermi e questo luogo.

Il campo governativo denominato Savute Rough Camp è il luogo di approdo per molti viaggiatori diretti a nord e la sua curiosità è costituita dll'alto muro di recinzione che circonda il blocco delle toilette pubbliche. Un tempo, le toilette erano costituite da semplici baracche di legno, ma la penuria di acqua durante i mesi invernali, induceva spesso gli elefanti a tentare di penetrare nelle piccole costruzioni per spillare qualche goccia d'acqua dai rubinetti, con effetti ovviamente disastrosi. Il dipartimento dei Parchi, con le sovvenzioni della Comunità Europea, innalzò questa enorme e grottesca protezione in cemento, rovinando l'atmosfera selvaggia del campo, che tuttavia resta un luogo sempre ricco di sorprese. 

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