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di Gianni Bauce (Appunto n°7 - Luglio/Agosto 2013)

Great Zimbabwe

Il sole scende sull'orizzonte, velando d'oro il granito che si fonde con le pietre accuratamente tagliante e disposte l'una sull'altra. L'arte della natura che ha scolpito i graniti giganteschi si mescola e si confonde con l'arte dell'uomo che qui, nel cuore dell'Africa australe, un migliaio di anni or sono ha creato città di pietra uniche nell'Africa subsahariana.

Quando l'Europa moriva di peste, nell'oscuro medio evo, qui, a nord del fiume Limpopo, una delle più ricche e potenti civiltà africane raggiungeva il massimo splendore. All'interno delle città di pietra, Zimba za na babwe, si commerciava oro, avorio, rame e prodotti dell'entroterra con i mercanti arabi della costa e la Grande Zimbabwe era il cuore di questa economia terziaria unica nell'Africa meridionale. Verso la fine del VI secolo, a Great Zimbabwe vivevano dalle 3000 alle 9000 persone (vi sono stime controverse in proposito) mentre centinaia di comunità minori e villaggi ruotavano attorno a questo polo commerciale.

Il fiume Mutirikwe era navigabile fino al Save e quest'ultimo fino all'Oceano Indiano, così questa fantastica via di comunicazione fece la grandezza della Città di Pietra, ma ne determinò anche lo straordinariamente rapido declino, quando le condizioni climatiche alla fine del 1500 mutarono e il fiume si inaridì.

Oggi di quella maestosa civiltà restano soltanto le rovine a pochi chilometri da Masvingo, giù nella valle, dove il "Grande Recinto" con la sua "Torre Conica" si contrappone all'"Acropoli" o "Città Alta", dimora del sovrano. Percorrendone i vicoli e le gradinate si passa senza accorgersene dal granito della collina alle costruzioni in muratura e terrazze, gradinate, piazze e bastioni si confondono. Qui il naturale e l'artificiale convivono in perfetta armonia e ciò che esisteva prima della città (il granito) non è stato abbattuto, tagliato, sconfitto, ma la città stessa è stata integrata con esso, in una metafora della cultura africana, nella quale il vecchio è patrimonio da conservare e non un peso da smaltire.

Il sole è ormai tramontato, così come l'antica civiltà, ma nel silenzio mistico delle rovine, pare ancora di udire l'eco delle voci di migliaia di persone che in un passato lontano hanno impregnato la roccia per sempre.

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