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di Gianni Bauce (Appunto n°8 - settembre 2013)

Uscendo dalla città di Harare lungo la strada per Masvingo e il Sudafrica, passando di fronte ai grandi capannoni delle industrie del tabacco, si incontra una piccola via trasversale, Amalinda street.

All'ombra degli alberi di msasa e delle jacaranda, si percorrono poche centinaia di metri prima di raggiungere il cancello che porta ad un piccolo paradiso.

Un paradiso perché qui vi hanno trovato una speranza di vita centinaia di orfani e bambini di strada. Un paradiso perché soltanto in paradiso operano gli angeli, e qui di angeli se ne trovano parecchi.
Siamo alle porte di New Start, l'orfanotrofio fondato e gestito dal Dottor Saleem Farag, un medico egiziano in pensione che ha dedicato più di un terzo della sua vita ("Il periodo più interessante", dice il Dr. Farag) ai bambini orfani di Harare.

Qui vengono raccolti orfani provenienti da ogni angolo della città e dei sobborghi, curati, nutriti e istruiti. C'è una scuola primaria e secondaria e i ragazzi vengono indirizzati e aiutati a proseguire gli studi. Molti di loro, destinati a morire abbandonati in una latrina o in un fosso, divengono medici, ingegneri, avvocati e spesso ritornano per alcuni periodi all'orfanotrofio per dare il proprio contributo a quella che è stata una grande famiglia. Tommy è uno di loro: è stato trovato abbandonato in terra in un ospedale rurale, accanto al letto della madre morente. Era in terra da giorni, con le ossa ormai visibili sotto la pelle smunta e gli arti deformati dalla gravità e dal denutrimento. Non piangeva nemmeno più e alla volontaria che l'ha trovato, le infermiere hanno detto: "Lascialo stare, ormai è quasi morto, non ne vale la pena." Ma la volontaria non ha voluto sentir ragioni e l'ha portato all'orfanotrofio.

Il Dr. Farag lo ha nutrito, curato e ha costruito un tutore per i suoi arti deformi. Ora, a distanza di anni, Tommi corre con gli altri bambini del centro; non cammina bene, i suoi arti non sono tornati completamente normali, ma nessuno lo batte in velocità nella corsa. Un piccolo miracolo come tanti al New Start.

Farag racconta questi aneddoti con l'aria serene di chi parla con orgoglio dei propri figli. Ha ottantaquattro anni, ma sul suo viso il tempo si è fermato molti, molti anni prima, forse quando ha iniziatto a dedicare la sua vita ai bambini. Ogni giorno lotta con i problemi pratici di una piccola comunità che ha bisogno di aiuto, di denaro e di tutto ciò che serve per sfamare tutte le piccole bocche del centro. Lotta con la burocrazia impietosa e le mille assurdità che invece di aiutare la sua opera la boicottano.

Ma il suo sguardo resta sereno e la sua deteminazione incrollabile.
Credo che talvolta gli angeli scendano in terra per rimettere un po' a posto i nostri pasticci. Se così è, forse ne ho intravisto uno al New Start.

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