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La storia del rapporto tra uomo ed animali predatori è antica quanto la sua esistenza ed è una storia in cui l'uomo riveste ruoli diversi e sovrapposti. Una storia che, perdurando tutt'oggi, ha visto l'uomo ed i suoi antenati sia nel ruolo di prede che di concorrenti dei grandi predatori, in larga misura costituiti da carnivori, in quanto rettili, pesci e uccelli hanno rappresentato una causa di morte ben inferiore per uomini e ominidi rispetto a quanto hanno invece fatto canini ed artigli.
All'epoca della comparsa dell'uomo sulla terra, diverse specie di carnivori erano già presenti e godevano di un eccellente successo evolutivo. Se i giganteschi Creodonti erano scomparsi già da molto tempo, altri grandi carnivori condividevano con gli ominidi l'habitat della savana: c'erano “falsi felini” dai canini enormemente sviluppati, conosciuti col nome di Dinofelis o più comunemente Tigri dai denti a sciabola. C'erano poi veri e propri felini, come leopardi del genere Megantereon o leoni dei generi Machairodus e Homotherium o gigantesche iene primitive del genere Euryboos e Percrocuta e ancora grandi carnivori marsupiali che rimasero per lungo tempo contemporanei anche al genere Homo.

I fragili ominidi costituivano sicuramente per questi carnivori una preda facile e ideale. La paleontologia ha incontrato enormi difficoltà nel ricostruire il rapporto tra ominidi e predatori perché i carnivori sono creature estremamente efficienti e, come si può osservare ancora oggi nelle savane e nelle boscaglie africane, dei resti di una preda uccisa da un qualsiasi predatore, resta ben poco che possa essere studiato. Ma negli anni '70, il paleontologo sudafricano Bob Brian ebbe la fortuna di trovare nei pressi di Swartkrans, in Sudafrica il cranio di un bambino di ominide, risalente a circa 1 milione di anni fa, che presentava grossi buchi causati evidentemente da canini. Brian ipotizzò che si trattasse di canini di un leopardo, che aveva catturato ed ucciso il piccolo ominide e, dopo averlo trascinato in una caverna, lo aveva divorato. La ricostruzione è plausibile in quanto la tecnica di caccia, evidenziata dai buchi sul cranio, è compatibile con quella dei leopardi. Il fatto che i leopardi non siano saprofagi, inoltre, avalla la tesi che il bambino sia stato ucciso dalla belva stessa.

Il ritrovamento di Swartkrans è la più antica testimonianza del difficile rapporto tra uomo e predatori, che all'epoca poteva essere paragonato al rapporto odierno tra leopardi e babbuini: questi ultimi sono prede ideali per il leopardo, ma quando sono in gruppo, rappresentano anche un nemico formidabile, spesso capace di ucciderlo. Oggi, l'equilibrio di questo rapporto è cambiato in netto favore dell'uomo che con il suo ruolo di competitore ha sottratto habitat agli altri carnivori e li ha sterminati per proteggere il proprio bestiame e se stesso, tuttavia non senza un gran dispendio di energie. I grandi carnivori non costituiscono più un pericolo per l'uomo come nella preistoria, tuttavia, in molte aree del globo si prendono ancora una seria rivincita, mietendo un numero impressionante di vittime. In quanto guida professionista, rassicuro sempre gli ospiti con i quali mi accampo nella boscaglia africana, sul fatto che i leoni non sono interessati all'uomo e alle sue tende e le iene, benché spesso audaci, si scacciato facilmente quando si avvicinano troppo. Ma l'antropofagia tra i grossi carnivori, non è un evento così remoto come si può pensare e se talvolta è un evento occasionale, molto più spesso si rivela un'abitudine comportamentale consueta.

La storia narra di tigri che hanno ucciso più di 400 persone (Jim Corbett) e leopardi che hanno superato il centinaio di vittime. Rimanendo in Africa, la storia coloniale narra di episodi famosi, come i leoni mangiatori di uomini dello Tsavo, di cui racconta il Colonnello Patterson nel suo libro del 1907 “Man-eaters of Tsavo”, da cui è stato tratto il noto film “Spiriti nelle Tenebre”. Durante la costruzione della ferrovia Mombasa-Nairobi, una coppia di leoni maschi uccise e divorò quasi una trentina di lavoratori indiani ed un numero imprecisato di operai africani, fino a che, dopo molti mesi di terrore, vennero uccisi dallo stesso Patterson. La scena della cattura di un lavorante, trascinato via mentre dormiva sotto la tenda dell'ospedale da campo, da parte di uno dei due leoni, viene descritta nelle memorie di Patterson con incredibile abbondanza di macabri particolari.
Poco più tardi, nel 1924, in Tanzania un leone mangiatore di uomini uccise più di due dozzine di persone; nel 1925, in Uganda, due leoni sterminarono 128 persone prima di essere abbattuti; venticinque anni dopo, nell'odierno Malawi (all'epoca Nyasaland), 14 persone furono sbranate da uno o più di questi felini. Per la maggior parte dei casi si trattò di indigeni, molti dei quali vennero uccisi di notte mentre dormivano. La cosa più inquietante è che spesso i leoni si erano introdotti nelle capanne sfondando la porta o le pareti. Ciò dimostra una precisa volontà di predazione che va al di là dell'incidente occasionale, probabilmente dovuta ad una trasmissione culturale da parte di individui che avevano sperimentato occasionalmente la predazione sull'uomo.

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