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Nell'epoca moderna, i leoni mangiatori di uomini sono diventati casi rarissimi, anche perché gli animali che si macchiano di antropofagia vengono prontamente abbattuti, interrompendo così la catena della trasmissione culturale. Tuttavia ci sono stati episodi che hanno coinvolto sia la popolazione locale che alcuni turisti. Una delle più grandi stragi umane compiute dai leoni in epoca contemporanea avvenne nel Kruger National Park alla fine degli anni '80, quando una grande quantità di profughi fuggì dal Mozambico ancora infiammato dalla guerra civile, entrando in Sudafrica proprio attraverso il Kruger. L'immigrazione clandestina avveniva di notte per eludere la sorveglianza ed i leoni del parco, ben presto compresero quando questi uomini indifesi fossero prede facili e appetibili. Il numero dei profughi uccisi è sconosciuto, ma di certo supera le centinaia di vittime. Anche alcuni turisti sono rimasti vittime del “re della foresta”: 1963, nel Parco Nazionale del Serengeti, una leonessa trascinò fuori dalla tenda un turista e lo uccise.

I documentaristi Dereck e Beverly Joubert narrano in un loro libro del drammatico incidente accaduto ad un loro collaboratore Tswana, nei primi anni '90. Una sera, la moglie dell'uomo stava rientrando a casa, quando a pochi metri dalla sua capanna venne aggredita da una leonessa. L'uomo uscì dall'abitazione armato di bastone e coraggiosamente mise in fuga la belva, poi portò la moglie ferita e sanguinante all'interno della capanna, ma poco dopo la leonessa tornò e tentò di entrare dalla finestra. Ancora una volta egli la respinse, ma si rese conto che la leonessa non avrebbe ceduto così facilmente la sua preda. Così, depose su un telo la moglie e la issò ad una trave del tetto, sollevandola per un paio di metri da terra, nel tentativo di tenerla fuori dalla portata della fiera. Per tutta la notte il pover'uomo respinse gli attacchi della leonessa che tentò di sfondare porta e pareti. Soltanto all'alba il felino se ne andò. Quando i guardia parco scovarono e abbatterono la leonessa, si scoprì essere un individuo magrissimo e anziano, spinto all'antropofagia dalla fame alla quale stava per soccombere.

Un altro episodio del quale fui quasi testimone fu l'uccisione da parte di un branco di leoni, di un ragazzo inglese che stava seguendo un corso da guida in Zimbabwe. L'episodio avvenne nel 1999, nel Parco Nazionale di Matusadona, dove io giunsi il giorno seguente. Pare che il giovane si fosse addormentato con la tenda aperta e il branco venne interamente abbattuto.

Nel 2011, nella zona di Chitake Spring, nel Mana Pools National Park, in Zimbabwe (un'area bellissima, ma estremamente selvaggia e popolata da leoni), un incauto turista sudafricano che si allontanò dal campo di notte per fare una doccia, venne sbranato da un branco di leoni, mentre nel 2013, a Kariba, sempre in Zimbabwe, una coppia che si era appartata in un boschetto venne attaccata da un leone maschio che uccise la ragazza.

Anche le iene, maestre nel cogliere ogni opportunità, hanno fatto la loro parte nella storia dell'antropofagia. Alla fine degli anni '50, nell'area di Mulanje, in Malawi (all'epoca Nyasaland), una coppia di grosse iene uccisero e divorarono ben 27 persone, di cui la maggior parte erano bambini. All'inizio degli anni 2000, nella Moremi Game Reserve, in Botswana, una iena rapì il bambino di pochi anni di una coppia di turisti, che dormiva nella tenda; non venne mai ritrovato. Nel 1995, invece, nel Serengeti, una ragazza americana venne trascinata fuori da una grossa iena maculata che aveva lacerato la tela della tenda e soltanto l'intervento di un guardiano del campo la salvò.

Tutti questi episodi riguardano una popolazione circoscritta di carnivori selvatici che, per un motivo o per l'altro hanno avuto l'occasione di “assaggiare” l'uomo e da quel momento lo hanno inserito nel loro menù, o semplicemente si sono verificate particolari condizioni in cui un determinato comportamento dell'uomo (vedi l'episodio di Chitake Spring) ha scatenato una reazione nel predatore con conseguenze fatali. In linea generale i predatori africani temono l'uomo e lo evitano, a meno che non vengano invitati dall'uomo stesso (abbandonando rifiuti o cibo incustodito) come accade per le iene in molti accampamenti. Tuttavia, gli animali selvatici, proprio in quanto tali, sono sempre pericolosi, in particolare i predatori, nei quali la caccia è un istinto innato. Nonostante i pattern di comportamento degli animali siano stati studiati e, in certa misura catalogati, così da rendere interpretabile e prevedibile la reazione di una determinata specie, ogni animale resta pur sempre un individuo, con un proprio carattere e una propria personalità (in particolar modo i mammiferi), immerso in una serie infinita di variabili ambientali e pertanto imprevedibile.

Sebbene la diversità di habitat rispetto all'uomo non ne abbia fatto una colonna portante dell'antropofagia, il coccodrillo si è guadagnato un posto di tutto rispetto tra i mangiatori di uomini. Opportunista, silenzioso e letale, credo abbia sulla coscienza più vittime umane di quante non gliene si attribuisca. Tra i tanti episodi, ricordo quello di un tecnico Italiano incontrato all'aeroporto di Harare negli anni '90. Il ragazzo lavorava per un'azienda che si occupava della ricostruzione della linea ad alta tensione che da Cahorra Bassa in Mozambico, riforniva di energia elettrica il Sudafrica e mi raccontò di aver perso un operaio proprio il giorno prima. Questi si era recato al fiume per lavarsi e non aveva più fatto ritorno. I suoi abiti erano stati ritrovati ordinatamente ripiegati sulla sponda, ma dell'uomo non c'era più traccia.

Alla fine di questo macabro bollettino, tuttavia, per qualche strana ragione i predatori continuano a non farci orrore, ma anzi ci attraggono e riscuotono ammirazione ancor più di prima. E' la dimostrazione che, nonostante la nostra tecnologia, le nostre automobili, i nostri abiti e la nostra cultura, restiamo sempre animali e l'attrazione che i predatori esercitano su di noi non è altro che un istintivo comportamento antipredatorio, la cui filosofia potrebbe essere riassunta col motto “conosci il pericolo e impara ad evitarlo”.
Ma questa è un'altra storia.

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