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di Gianni Bauce (n°1 - gennaio 2013)

Archivio 2 chiacchiere col ranger >>

Whatever you do, don’t run"Whatever you do, don’t run", così recita il titolo del divertente libro di Peter Allison, una field guide di origini australiane che ha ben centrato uno dei punti chiave del rapporto con gli animali selvaggi durante il safari.

Tra le regole che la vostra guida sarà tenuta ad elencarvi (e ribadire!) prima di uscire in un walking safari udirete sicuramente quella che vi impone di “non mettervi mai a correre, qualunque cosa succeda”. 

Nella malaugurata evenienza che un animale disturbato dalla nostra presenza decida di allontanarci mettendo in scena una finta carica, è di fondamentale importanza non farsi cogliere dal panico e precipitarsi in una fuga disordinata. Fuggire incoraggia l’animale e quella che poteva essere soltanto una finta carica può trasformarsi rapidamente in una vera aggressione. In particolare nel caso dei felini, quello che viene spesso definito l’effetto “gatto-topo”, scatena nel gattone l’istinto del predatore appena qualcosa fugge di fronte a lui. Non avremmo comunque molte chance di fronte ad un super-predatore, né ne avremmo di fronte ad un qualsiasi altro animale pericoloso infuriato: un leone copre più di 20 metri in un secondo, un leopardo quasi 25, un elefante più di 10 metri al secondo, ma a differenza di noi non deve aggirare arbusti e cespugli: ci passa sopra!

La fuga, inoltre, è sinonimo di perdita di controllo e disordine e nel fuggire si corre il serio rischio di perdersi nella boscaglia o di finire diritti dentro un altro pericolo (una brutta caduta, un bufalo solitario, un serpente, …). 

Restare compatti, invece,  lancia un chiaro messaggio all’animale: “non ti temiamo e siamo disposti ad affrontarti”. E’ un bluff, noi lo sappiamo bene, ma ha buone possibilità di dissuaderlo dall’attaccarci. Restare compatti significa anche mantenere una sagoma di notevoli dimensioni che contribuisce a scoraggiare l’aggressione.

In una situazione di pericolo non va dimenticato che tutti noi subiamo un forte stress, il quale determina fenomeni fisiologici ben precisi: il campo visivo si riduce, l’udito diviene ovattato e perdiamo la capacità di compiere ragionamenti complessi. Tutto ciò si traduce nel cosiddetto “congelamento” in alcuni individui o nel panico in altri. Per questo diventa importante affidarci ciecamente alla nostra guida.

Whatever you do, don’t run” è’ una regola molto importante che suggella un tacito patto tra voi e la vostra field guide. Un patto di reciproca fiducia perché voi mettete la vostra sicurezza nelle sue mani, nella sua esperienza e nelle sue capacità e lui conta su di voi e sulla vostra disciplina anche qualora le cose si mettano per il verso sbagliato.

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