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di Gianni Bauce (n° 6 - giugno 2013)

Nelle ultime due settimane, sul web ha tenuto banco la deplorevole bravata di B.M., che ha provato al mondo intero la sua audacia scendendo dal fuoristrada nel bel mezzo di un'area protetta e mettendo in fuga un elefante che pascolava tranquillamente nel bel mezzo della prateria. Certo, la performance di B.M. ha fatto scalpore perché il giovane ha messo in fuga un pachiderma di quattro tonnellate soltanto con la sua aggressività e le sue urla, applaudito dai suoi degni compari a suon di brindisi con bottiglie di birra.

La polemica è montata nell'indignazione generale e B.M. infine, ha confessato pubblicamente la bravata e chiesto scusa per il suo comportamento.

Anch'io sono rimasto colpito da questo episodio. Non perché il colpevole di un fatto increscioso, una volta tanto, sia saltato fuori: facendosi riprendere e pubblicando il filmato su Facebook, anche l'ispettore Clouseau sarebbe stato in grado di smascherarlo.

Non perché, una volta tanto, un uomo che ha sbagliato mostra la sua faccia, si firma e chiede scusa: in realtà la sua faccia era già nota a circa un miliardo di persone - tanti sono gli iscritti al popolare social network -, anche se al suo posto molti altri avrebbero avuto il “coraggio” di negare.

Sono rimasto colpito dal fatto che B.M. possiede un brevetto da guida della F.G.A.S.A., la federazione a cui io stesso appartengo.

E' pur vero che B.M. non è più un membro pagante, ma ciò non toglie che egli abbia seguito lo stesso mio percorso formativo, magari vent'anni dopo il sottoscritto, ma comunque lo stesso percorso. Era in un certo qual modo un collega e la delusione per il suo comportamento è stata grande. Ma si sa, non tutte le ciambelle escono col buco.

La F.G.A.S.A. ha immediatamente preso le distanze e in un comunicato ufficiale ha condannato il comportamento di B.M. che contravviene clamorosamente al codice etico federale, comunicando che ogni rapporto con B.M. ed i suoi “complici” è concluso con effetto immediato. B.M. ha perso il lavoro e la reputazione, anche se in molti hanno apprezzato la sua confessione.

Un atto dovuto da parte della federazione, non solo per il deplorevole comportamento nei confronti di un animale, ma anche per il pessimo esempio dato. Molte aree naturali in cui oggi è possibile praticare il turismo ecologico sono parte di delicati ecosistemi ed ottenere dalle autorità l'apertura al turismo in queste zone, spesso non è stato facile. Un simile comportamento potrebbe mettere in discussione queste decisioni e precludere questi paradisi ai visitatori, con evidenti conseguenze sull'industria del turismo, quindi sul lavoro di molti nostri colleghi.

La mia fiducia nella F.G.A.S.A. non è stata minimamente intaccata dalla vicenda di B.M., al quale auguro di essersi sinceramente pentito del gesto insano e di potersi rifare una carriera all'insegna dell'etica e non della spavalderia.

Ma c'è una domanda che continua a frullarmi nella testa: un paio di anni fa, nel South Luangwa National Park, redarguii una ragazza inglese per aver gettato un mozzicone di sigaretta in terra, spiegandole che non era un comportamento ecologicamente accettabile. La ragazza continuò imperterrita a gettare cicche, curandosi appena di nascondersi alla mia vista. Chissà se anche quella educata giovane inglese si è scagliata con ferocia nel giudizio e nella lapidazione mediatica di B.M. e della sua bravata? 

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